1. Neon noir

Martin (Miles Teller) è un detective di Los Angeles che cerca la redenzione giustiziando uomini capaci di crimini atroci. Il suo percorso da vendicatore si scontra però con quello di Jesus (Augusto Aguilera), giovane narcotrafficante in ascesa. Ha così inizio una spirale di violenza tipica del noir, che non prevede via d’uscita. Rimangono invariati altri topoi del genere, come quello della città degli angeli cupa e losca, mentre altri vengono rivisitati, come la figura della femme fatale, che si avvicina più a quella della lolita, e l’uso delle luci. Il noir di Refn è infatti contraddistinto da una fotografia studiata nei minimi dettagli, resa viva dai cromatismi dei neon che si stagliano nell’oscurità della città californiana o dai colori limpidi di un Messico da cartolina.

2. Puro formalismo

Esattamente come nell’intera filmografia del regista danese, anche in Too Old To Die Young lo spettatore è invitato a godere di immagini dalla messa in scena rigorosissima, in cui simboli e allegorie si mostrano unicamente per farsi contemplare. Le ambientazioni non sono quindi solo i luoghi che accolgono le azioni dei personaggi, ma acquisiscono un ruolo attivo e interagiscono con i corpi immortalati.

3. Theme park of pain

La musica elettronica e i sintetizzatori asettici sostanziano una violenza conturbante: “Arte come atto di violenza” ha detto una volta Refn. Una brutalità da cui nessuno è escluso; tutti la subiscono e tutti la praticano, anche se in forme differenti: una violenza fisica e splatter mostrata platealmente, ma anche una violenza più schiva e strisciante fatta di linguaggi, gesti e tematiche disturbanti.

4. Pills watching

Inizialmente l’agente Martin può essere considerato il protagonista della storia, ma presto emerge la sua funzione: essere semplicemente il centro dal quale si propagano diversi cerchi concentrici. La narrazione rinuncia così alla linearità e si sfilaccia, mancando un reale punto di riferimento a cui agganciarsi. Il tempo dilatato da flemmatici dialoghi con pause innaturali contribuisce a creare un’atmosfera onirica e rarefatta, che a tratti rende insostenibile una fruizione binge watching. Lo spettatore è così costretto a consumare gli episodi in piccole dosi, come se fossero delle pillole (alcune da quasi un’ora e quaranta) da somministrare rispettando delle pause necessarie.

5. Non per tutti

In un panorama televisivo saturo di produzioni seriali, Amazon Prime Video rischia con un prodotto sperimentale che inevitabilmente è stato subito affiancato alla terza stagione di Twin Peaks (David Lynch, 2018). L’opera di Refn sfida infatti il pubblico generalista (e non solo), abituato a narrazioni oliate e meccanismi incalzanti, sovvertendo dall’interno il sistema delle piattaforme streaming, come dimostra la scelta di rilasciare nello stesso momento tutti e 10 gli episodi senza tuttavia assecondare una narrazione da binge watching. Too Old To Die Young è un prodotto che divide, ed è questo il suo intento. Per dirla con un’espressione che provoca infinite discussioni e qualche orticaria tra cinefili: “un prodotto non per tutti”.

Francesca Riccio