Voto

8

Il rapporto tra l’individuo e il sesso nella cultura giapponese è un argomento dibattuto e che tuttavia sfugge alla logica occidentale. Quartieri a luci rosse, lolite e, manga (hentai) a sfondo puramente pornografico dove gli anacronistici personaggi si trovano invischiati in scene di sesso di dubbia moralità. È proprio in un quartiere a luci rosse di Tokyo, Shinjuku, che il regista Ryuchi Kiruburu mette in scena la sua umana commedia del sesso.

Tokyo Love Hotel ha come baricentro un hotel a ore e si sviluppa nel corso di un giorno e una notte, tempo in cui il regista esibisce la sua curiosità per un bestiario umano che scalza la semplice e a volte asettica indagine sociologica. Il sesso è il denominatore comune di tutte le figure umane, diversissime tra loro, che attraversano questo luogo “dissacrato”, in qualche modo, si realizzano. La moralità, le contraddizioni, i paradossi w la condanna morale perdono d’importanza in favore di una focalizzazione netta sulla ricerca patetica e urgente di una felicità effimera, consumata in un luogo di transizione. 

Con dialoghi volutamente non accattivanti e che a tratti rischiano di scivolare sulla loro stessa fragilità, il talentuoso Kiruburu arrangia la narrazione con una regia malinconicamente ondivaga che mette in risalto la rappresentazione di una delle debolezze umane per eccellenza

Andrea Passoni