Voto

7.5

Mia mamma ha i capelli ricci. Un pomeriggio di ventitré anni fa sono uscito dall’asilo e, come ogni pomeriggio, ho cercato con lo sguardo la sua chioma inanellata fra quelle di decine di genitori: beh, non c’era. Dopo qualche istante, già in preda al panico e al senso di abbandono, mi viene incontro una perfetta sconosciuta: “Ciao amore, sono qui, sono io! Cosa c’è…? Sì, sono stata dal parrucchiere!” – mi dice sorridendo. Quella perfetta sconosciuta era mia madre con i capelli lisci. Nonostante avessi ovviamente capito di non essere rimasto orfano, una volta tornato a casa ho pianto e tenuto la testa sotto un cuscino finché lei, probabilmente esasperata, si è lavata i capelli per togliere la messa in piega, tornando finalmente ad avere la sua faccia di sempre.

Ecco, la stessa cosa è successa a milioni di fan quando gli xx hanno pubblicato Hold On. Dopo un brillante esordio, un disco così forte da insegnare a tutta la scena contemporanea l’importanza del silenzio in musica, un lavoro solista e una manciata di collaborazioni per Jamie, arriva il primo estratto di questo nuovo I See You: un campione degli Hall and Oates, una cassa in quattro quarti, linee vocali e stacchi più vicini all’EDM che all’indie pop di prima – e nessuna traccia del minimalismo sognante dei due precedenti lavori. “Non sono loro” – dicono quasi tutti prima di infilare la testa sotto il cuscino, sperando che l’uscita del disco possa restituire loro gli xx di sempre.

Una volta arrivato il disco, l’ascolto completo di I See You confonde ulteriormente: i pochi (e poco riusciti) richiami al loro fastoso passato musicale si nascondono abilmente sotto una montagna di suoni nuovi, casse dritte, voci senza riverbero e arrangiamenti assolutamente inaspettati. Ancora più inaspettato è però il fatto che, a differenza dei momenti più vicini a xx e Coexist, che suonano un po’ fuori contesto, queste nuovissime sonorità funzionino: Dangerous, Lips (con un sublime campione di David Lang che avete già sentito in Youth di Paolo Sorrentino), I Dare You, Replica e (quasi) tutti gli altri brani scivolano via veloci e piacevolmente riusciti, tanto da rendere pretestuosi i commenti negativi.

L’unica critica sensata a I See You è che Jamie, Romy e Oliver siano passati dal lanciare un’estetica musicale completamente inedita ad allinearsi con il proprio tempo, producendo un disco comunque ottimo, ma certamente meno sconvolgente del loro brillante esordio. Scrivere un capolavoro, dopotutto, è un’arma a doppio taglio: non si può chiedere un artista un nuovo modo di suonare in ogni pubblicazione successiva alla sua migliore; ogni nuova produzione sarà pertanto o simile alla precedente o diversa, ma certamente meno innovativa. Non perdete tempo a cercare i vecchi xx in questo disco, perché non li troverete. Tirate le teste fuori da sotto i cuscini per conoscere quelli nuovi, ai quali si può dire di essere meno innovativi, ma non meno coraggiosi o capaci. Dopotutto non sono orfano: la mamma era la stessa di sempre, si era solo lisciata i capelli.

Francesco Sacco