1. Bell’idea

Bambini il cui rapporto con amici immaginari degenera e alieni pronti all’invasione non sono nulla di nuovo, è vero. Ma l’unione dei due, idea tratta dal racconto Ora Zero di Ray Bradbury, è una novità inaspettata, soprattutto per la ABC: i bambini con la loro aurea di pura innocenza diventano lo strumento di una civiltà aliena con mire espansionistiche – o forse puntano ad altro – sul pianeta terra.

2. Who’s Drill?

Questo “popolo” alieno, dopo una breve ricognizione tramite “l’inviato speciale” Drill, capisce quale sia il punto debole del pianeta terra: i bambini e il loro rapporto con i genitori. Se, infatti, non ricevono abbastanza attenzione né amore, si sentono soli e trascurati, diventando vulnerabili alla manipolazione psicologica. E qui risiede la morale della serie: i bambini hanno bisogno di genitori che si prendano cura di loro e li ascoltino sul serio. Il problema è che tutto questo impianto etico salta nel momento in cui Drill sembra “attaccare” qualsiasi bambino e non lasciarlo più, a prescindere dalla situazione familiare e da eventuali mutamenti nei rapporti.

3. Steven, la produzione non fa per te

Spielberg, ottimo regista, alla produzione tende agli scivoloni. Comportamenti al limite dell’assurdo: bambini posseduti che non vengono controllati per tutto il giorno, tresche tra colleghi, quelli che sfiorano la morte non muoiono mai, genitori che passano dal non considerare i figli all’iperprotezione. Anche la sceneggiatura vacilla, lasciando in sospeso dettagli mai più ripresi e seguendo uno schema predefinito per ogni puntata (colpo di scena esattamente a fine episodio). Insomma, godetevela senza porvi troppe domande.

4. L’asilo di Soo Hugh e Steven Spielberg

Un branco di bambini dal talento incredibile riuniti in un solo progetto. Capo-cast è Kylie Rogers (Minx), già protagonista di altri lungometraggi come Padri e figlie di Muccino, ma gli altri non sono da meno: Kyle Harrison Breitkopf (Henry) e Abby Ryder Fortson (Harper) e Kayden Magnuson (Cassandra) spiccano particolarmente per la loro naturalezza e versatilità.

5. They are not coming

Il finale di stagione ci lascerà col fiato sospeso: un colpo di scena totalmente inaspettato – forse l’unico – risolleva in grande stile la serie. Le voci, però, dicono che la seconda stagione non si farà.

Benedetta Pini

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