Voto

9

Dopo una pausa di quasi quattro anni The Weeknd pubblica il suo quarto album in studio, After Hours, anticipato dall’uscita dei tre singoli Heartless, Blinding Lights e After Hours: un disco composto da quattordici tracce nelle quali la personalità dell’artista sembra cambiare aspetto man mano che scorrono, un po’ come fa la Luna nelle sue diverse fasi. After Hours è un album dall’anima cangiante, che oscilla tra senso di pentimento (Alone Again) e quello di noncuranza (Heartless): l’edonista e ribelle fa a pugni con l’uomo pieno di speranza e forza di volontà.

La produzione è impeccabile: a renderla così soddisfacente è un uso caldo e spesso dei synth e un groove travolgente. E sebbene questo particolare uso dei synth sia una costante nei lavori di The Weeknd, sotto questo aspetto After Hours si rivela il suo progetto più coeso. Un potente e prezioso falsetto che contraddistingue da sempre l’artista, in molti momenti prevaricante ma poi sottomesso nei momenti giusti, accompagna ciascuna traccia. Ancora una volta, The Weeknd propone un album borderline tra l’atmosfere R&B e quella pop, con evidenze anni Ottanta smaltate in modo da modernizzare le sonorità fino a renderle quasi futuristiche. La decima traccia, In Your Eyes, rompe la prospettiva retro-futuristica intessendo la melodia con le note sofisticate di un sassofono, mentre Scared to Live stupisce con una citazione magistrale di Your Song di Elton John.

La tracklist è divisa equamente in due parti, lo yin cupo e lo yang raggiante: da Heartless in poi le piste sonore diventano infatti sempre meno dilatate e sempre più incisive. La vena intimista ed eterea che irradia l’intero disco non lascia indifferenti. Com’è vero che la luna influisce sul moto delle maree, la personalità controversa dell’artista muove gli animi del pubblico.

Deborah Cavanna