Voto

8

Dopo le numerose ottime uscite dello scorso anno, il 2021 si è aperto alla grande con un ritorno attesissimo: a distanza di quattro anni dall’album omonimo, Ignorance segna una nuova fase per i Weather Station di Tamara Lindeman.

Messa da parte l’anima più rock and roll, il piano domina la scena sotto una struttura che rivela una natura intimista che però non ha paura di affrontare problemi universali, capitalismo e difficoltà ambientali in primis, a partire dalla splendida apertura di Robber, che si apre con la batteria che va crescendo d’intensità fino all’incontro con piano e fiati jazz, che strizzano l’occhio al Bowie di Blackstar, con cui condivide la realizzazione (registrato in studio sfruttando la presa diretta). Tried To Tell You, primo singolo estratto, è una dolente (ma quanto mai affabile) canzone d’amore dal tiro dream-pop che brilla nello straordinario videoclip diretto dalla stessa Lindeman. L’impegno civile e ambientale di quest’ultima ritorna in Atalantic, brano a cuore aperto in cui la stessa si chiede se davanti a tutto sarebbe “meglio poter chiudere semplicemente gli occhi” (“Why can’t I just cover my eyes?”), il tutto accompagnato da una struttura costruita ancora sulla batteria incalzante e onnipresente.

Raggiunta quasi la metà, ecco la perla dell’album: Parking Lot è sicuramente una figlia legittima dei vecchi Fleetwood Mac, che sfrutta il falsetto della Lindeman per costruire un brano da “discoteca gentile”, dove si racconta l’incontro con un uccellino e un dialogo sui cuori spezzati, perfettamente riflesso in un video di straordinaria bellezza che termina con una coda lunghissima dove gli archi brillano di luce propria. Nella seconda parte del disco, notevole ma leggermente inferiore alla prima, spiccano l’avvolgente ballad pianistica di Trust e la chiusura di Subdvisions, struggente epitaffio d’amore che aumenta d’intensità seguendo un’immaginaria strada in uno spazio interminato come quello degli States.

Rielaborando al meglio la lezione di maestri sacri come Leonard Cohen, David Bowie, Beth Orton e Stevie Nicks – senza dimenticare il lavoro alla produzione di Marcus Paquin, collaboratore dei primi Arcade Firei Weather Station realizzano un album di cui sentiremo parlare a lungo e, sicuramente, vedremo nelle zone alte delle classifiche di fine anno.

Gabriel Carlevale