1. L’avversario

Lo spunto di The Undoing non è altro che la trasposizione in una New York fredda e apatica del romanzo verità di Emmanuel Carrère L’Avversario, ispirato alle alle vicende di Jean-Claude Romand, che l’autore tratteggia come un uomo i cui atti estremi ne rivelano la commistione di cecità, disperazione e vigliaccheria, fino a giungere a innescare una sorta di straziante simpatia. Al contrario, la serie HBO si mantiene in superficie. Non si addentra nella mente dell’uomo, non giunge mai a svelarne i meccanismi psicologici all’interno di una scomoda verità, limitandosi ad adottare un taglio freddo e patinato nel descrivere lo scandalo che colpisce quell’alta società Newyorkese. In questo la serie di Susanne Bier manca il bersaglio, non riuscendo a sfruttare appieno tutto il materiale umano a disposizione. Focalizzandosi soltanto sulla rovina e il disfacimento (da cui il titolo) di un idillio familiare dalle grandiose apparenze in una società in cui l’apparire è tutto, la serie manca così di coinvolgere lo spettatore in questa tragica deriva.

2. Narcisismo patologico [spoiler alert]

In un’oscillazione perpetua tra realtà e apparenza, verità e finzione, perversione e sospetto, il thriller tenta di destabilizzare il pubblico, di indurlo a dubitare delle verità lampanti che emergono pian piano, potandolo a cadere nelle facili e consolanti menzogne di una ragnatela di apparenze, costruita sulla base di quella manipolazione sottile che controlla gli stessi personaggi. Al centro il tema della violenza di genere, non soltanto fisica come quella esercitata sulla vittima Elena (Matilde De Angelis), ma anche psicologica, che sfocia in un forte abuso che tiene in scacco la vittima, portandola a dubitare persino di se stessa, delle proprie percezioni e dei propri sentimenti. Nel presentare un narcisista patologico, un personaggio fortemente anaffettivo, intento soltanto a mantenere saldo il proprio fascino sugli altri e a rivestire al meglio il ruolo del padre, marito e medico perfetto, The Undoing affronta una tematica cruciale in una società quanto mai volta all’estetizzazione e all’apparire. La serie tenta di inserirsi così all’interno di un’illustre tradizione filmica iniziata nel 1944 con Gaslight di Cukor, dedita a rappresentare donne ignare intrappolate in schemi di potere letali al pari della violenza fisica.

3. Giù la maschera [spoiler alert]

Per la prima volta Hugh Grant riveste i panni di un potenziale omicida, un personaggio piuttosto misterioso e volutamente ambiguo: un carismatico dottore dell’alta società newyorkese e un narcisista patologico dal fascino pericoloso e intenzionalmente enigmatico. Tuttavia, per quanto l’attore si dimostri all’altezza nell’interpretare un personaggio sfuggente e doppio, manca poi di credibilità nel portare in scena il ruolo del fatale seduttore dalle intenzioni pericolose e minacciose. Grant incarna un personaggio estraniato, dallo sguardo fanciullesco privo di speranza, che tenta quasi pateticamente di aggrapparsi alla moglie, al figlio e al suocero, in uno stridente contrasto con la violenza esasperata di cui si fa protagonista.

4. Grace

Nicole Kidman, da “mogliettina perfetta” dell’Upper East Side, si avvia verso un percorso di auto conoscenza e auto consapevolezza che le farà scardinare una dopo l’altra tutte le confortanti illusioni di cui aveva tappezzato la propria vita, ribellandosi allo status di vittima ed ergendosi lei stessa a giustiziera. Scegliendo di non indagare la psiche dell’omicida, i suoi traumi e il disturbo psichiatrico, The Undoing si concentra sul deragliare dei sentimenti di chi li subisce. Il pubblico è così portato a identificarsi con lei, a partecipare del suo stato di moglie tradita e di madre protettiva e combattiva, apprezzandone appieno l’umanità e la sagacia. È attraverso gli occhi di lei, dunque, che si snoda il vero thriller: inseguendo i suoi dubbi e la sua cieca fedeltà siamo portati a credere e a dubitare al contempo della colpevolezza del marito Jonathan, affidandoci totalmente al di lei giudizio e buon cuore. In questo The Undoing serba una carica fortemente femminista, divenendo una forma di bildungsroman di una donna lucida che si riscatta da una vita di false illusioni.

5. Il sospetto [spoiler alert]

Tutto il meccanismo del thriller si erge sul sospetto della moglie nei confronti di suo marito: all’apparenza perfetto, potrebbe essere uno spietato assassino sociopatico. In questo, il thriller riecheggia il capolavoro di Hitchcock con Cary Grant e Joan Fontaine, ma con esiti ben diversi. The Undoing non è infatti in grado di giocare con le aspettative del pubblico, mancando di creare quell’ambiguità e quella tensione narrativa che facevano di Hitchcock un maestro indiscusso della suspense. La serie anzi appare scontata, quasi prevedibile, proprio per l’incapacità di intorbidire le acque, di suggerire soluzioni imprevedibili indirizzando i sospetti anche su altri eventuali colpevoli. Il pubblico si ritrova così a chiedersi non “se”, ma solo “come e perché”. Il finale affrettato e forzato risulta assurdo e quasi parodistico: quando vengono rivelati gli accadimenti di quella famosa sera il thriller assume tinte quasi grottesche, ostentando una violenza gratuita, spinta, fuori da ogni contesto, virando di colpo verso un rosso shocking respingente.

Anna Chiari