Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia. Tu devi scegliere quale delle due vuoi seguire. La grazia accetta di essere disprezzata, dimenticata, sgradita; la natura vuole solo compiacere sé stessa e spinge gli altri a compiacerla. Chi segue la via della grazia non ha ragione di temere.

      

Anni ’50, Texas. Una famiglia e l’Universo. The Tree of Life, film del 2011 diretto da Terrence Malick, rimane tutt’oggi il suo capolavoro. L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo sono i due protagonisti del film, posizionati ai poli opposti dell’esistenza eppure significanti di un medesimo significato.

Alla 75° edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Criterion ha presentato la versione restaurata del film in 4k, distribuendo una Extended Cut che comprende 50 minuti di footage scartati nella fase di montaggio e un parziale rimontaggio delle scene già presenti: un’operazione incredibile e durissima. I produttori hanno però precisato che quella del 2011 rimane la versione più vicina alle intenzioni di Malick

The Tree of Life è un film che si apre a una quantità infinita di interpretazioni e di assemblaggi, da qui la possibilità di rimontare la pellicola senza sconvolgerne il significato più profondo. Il diverso ritmo del montaggio e l’aggiunta di lunghe sequenze che modificano le scene del film, ormai familiari, non interferiscono con il senso complessivo della storia. A  cambiare è l’approccio dello spettatore rispetto ai fatti narrati; un approccio che si fa più intimo e profondo, permettendogli di avvicinarsi maggiormente alle vicende della famiglia O’Brien.

Allo spettatore non resta che abbandonarsi al flusso delle immagini, inarrestabili e inafferrabili, in cui nulla può essere previsto. The Tree of Life è un’opera sul mistero della creazione in tutte le sue possibili declinazioni, sulla ricerca incessante di Dio e sul ruolo che il divino occupa nel destino di tutte le cose. Le emozioni primordiali scatenate nello spettatore richiamano l’essere figli, genitori e uomini, l’essere creazioni generate da un conflitto inestricabile e perpetuo; lo stesso da cui Tutto ha avuto origine.

La natura e la grazia, incarnati rispettivamente dal padre (Brad Pitt) e dalla madre (Jessica Chastain), si manifestano, scontrandosi, nel figlio Jack (Sean Penn), in una continua lotta tra apollineo e dionisiaco che è all’origine della Creazione. «Padre. Madre. Voi lottate sempre dentro di me. E lotterete sempre».

Jack è tormentato dall’incontro di queste due forze opposte e catalizzatrici da cui è stato generato. La leggerezza della madre, che prende il volo e danza sospesa a mezz’aria, viene costantemente posta in un rapporto dialettico con la pesantezza del padre, dal carattere duro e opprimente. Lei, con lo sguardo sempre rivolto al cielo, cerca un Dio trascendentale ed etereo. Lui si rivolge alla terra, trovando un Dio immanente attraverso il lavoro, la fatica e la realizzazione personale.

Come in ogni suo film, anche in The Tree of Life Malick contraddice ogni regola del cinema canonico. Il montaggio, ossessivo e ossessionato, raramente si fa assoggettare dal principio di causa-effetto, assecondando al contrario la casualità della vita e dell’universo. Un lavoro maniacale in cui ogni inquadratura si esaurisce e si completa in sé stessa. L’uso del grandangolo e la macchina da presa costantemente in movimento, supportati dal genio di E. Lubezki, fedele direttore della fotografia di Malick, sono diventati rappresentativi del suo modo di fare cinema. L’innovazione stilistica del regista, unica e irripetibile, proprio con The Tree of Life raggiunge il massimo dell’espressività.

Fosca Raia e Simone Veo

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