Voto

6.5

The startup di Alessandro D’Alatri si mantiene su un piano narrativo molto semplice: le vicende scorrono fluide sullo schermo seguendo la traccia di una sceneggiatura tutto sommato ben scritta e coinvolgente, se non fosse per alcuni intermezzi didascalici e musicali nei quali il montaggio semplicistico di brevi scenette vorrebbe comunicare il trascorrere del tempo.

Esordio, rottura dell’equilibrio, scioglimento della complicazione e lieto fine si succedono spediti avvolgendo gli occhi blu di Matteo Achilli (Andrea Arcangeli), l’unico personaggio convincente e ben costruito in un coro di personaggi secondari divorati dalla tenacia carismatica del giovane imprenditore.

Il motivo per cui The startup funziona, tuttavia, non risiede tanto nella forma o nei contenuti, bensì nei suoi retroscena off screen e nel significato dell’operazione mediatica di cui la realizzazione del film è espressione: è impossibile assistere all’ascesa del rampante Achilli senza pensare che le immagini proiettate sullo schermo non sono altro che l’estensione di quella bolla massmediale di cui il film stesso racconta. Lo spettatore è, inevitabilmente, anche partecipante attivo del caso “Matteo Achilli”, attratto in una morsa mediale sempre più stretta.

Giorgia Maestri

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