Voto

4

Il tema della vendetta attraversa la storia dell’umanità come una saetta mortifera. L’urgenza di riflettere sulle implicazioni etiche, sociali ed emotive di chi vuole farla pagare al nemico emerge nell’arte di ogni epoca, incluso il cinema, dall’Iliade fino al contemporaneo filone revenge. Ed è in questa tradizione che si inserisce anche The Secret, il nuovo film di Yuval Adler.

Maja (Noomi Rapace) è una giovane donna di origine Rom, reduce da un campo di lavoro nazista, dove è stata rinchiusa insieme alla sua famiglia. Ora vive negli Stati Uniti e conduce una vita tranquilla, mentre nasconde il proprio passato traumatico a tutti, incluso il marito. Ma questo studiato piano di segretezza, crolla inevitabilmente quando Maja incontra per caso un uomo che è sicura di riconoscere come il suo aguzzino della prigionia, e decide di catturarlo e rinchiuderlo nello scantinato di casa sua. Si innesca così una lotta contro il tempo, i dubbi costanti e gli scherzi della memoria traumatica, nel tentativo di rivelare verità nascoste e fare giustizia una volta per tutte. La narrazione del film sembra tuttavia instillare una certa dose di inaffidabilità in Maja, come emerge dalla visione che il marito e le forze dell’ordine hanno di lei, ricordando il perverso meccanismo che porta chi denuncia dopo anni una violenza subita a venire denigrato invece che supportato.

I temi del ricordo fallace, del matrimonio che rischia di crollare per la mancanza di onestà e l’eccesso di bugie, della violenza che genera altra violenza, passando dagli abusi nel campo fino alla tortura del rapito, si susseguono nel film, secondo uno svolgimento troppo pavido e lineare per sconvolgere davvero lo spettatore. Difficile definire thriller un’opera che di brividi non ne mette neanche un po’, forse sarebbe più un dramma a sfondo bellico, se non fosse che lo sfondo è sbiadito, proprio come i ricordi della protagonista.

Lo scarso approfondimento psicologico dei protagonisti sembra relegare i loro comportamenti a reazioni binarie e stereotipate, facendoci rimpiangere film che riflettono sullo stesso tema in modo decisamente meno superficiale, come This Must Be The Place (2011) di Sorrentino, in cui un inarrivabile Sean Penn si dedica anima e corpo a una vendetta sussurrata ma mai completata. Nel filone più recente del revenge movie spicca anche The Guest, gioiello del 2014 poco conosciuto in Italia diretto da Adam Wingard, dove l’abilissimo protagonista si giostra tra bugie familiari ed equilibri delicatissimi tenendoci incollati allo schermo e facendoci perdere la testa nel seguire i colpi di scena sapientemente incastrati dalla sceneggiatura. In The Secret, invece, l’analisi della vendetta è limitata alla discutibile e per certi versi bacchettona scoperta (dell’acqua calda) che carnefici e vittime condividono ferite e incubi, la differenza è che qualcuno la paga con più sfortuna.

Federico Squillacioti