Voto

7

Ci è voluto un po’ per rivedere Jack White in testa alla formazione dei The Raconteurs – dopo un periodo solista con tre album, l’ultimo uscito proprio l’anno scorso, Boarding House Reach. A undici anni da Consolers of the Lonely (2018), Help Us Strangers non cambia l’attitudine del super gruppo: dodici tracce fatte di riff distorti, prodigiose interpretazioni blues e un ritorno alla concretezza del rock più autentico. Un lavoro a metà fra Nashville e Detroit, fra le sonorità che hanno segnato le precedenti esperienze di Jack White e lo zampino della scrittura di Brendan Benson: il risultato è un ottovolante di rock senza fronzoli e senza tempo.

Composto soprattutto da chitarre e ritmi serrati, il disco rivela tutta la sua potenza già dai singoli Bored and Razed e Help Us Stranger, un momento di celebrazione del roots rock made in USA fra psichedelia con un ritornello da cantare ad alta voce. La ballata Only Child rivela un lato del disco che emerge anche in Shine The Light On Me, Somedays (I Don’t Feel Like Trying) e nel sipario Thoughts and Prayers: la tradizione della canzone acustica a stelle e strisce viene attualizzata e rielaborata in chiave elettrica, arricchendo il disco di momenti armonici più morbidi. Nei quaranta mi minuti di durata trova spazio anche la cover Hey Gyp (Dig The Slowness), con la sua energia senza compromessi.

La cifra del disco è la potenza: in un panorama musicale sempre più evoluto verso la sperimentazione e l’ibridismo di genere, Help Us Strangers rinsalda il legame fra Jack White, i The Raconteurs e la storia rock and roll.

Riccardo Colombo