Voto

4.5

Vale davvero sempre la pena essere vivi a tutti i costi? Sopravvivere significa sfuggire a un destino nefasto o andare incontro a un altro peggiore?

Il seguito di The Wave di Roar Uthaug del 2015, intitolato The Quake, prende le distanze dalle scelte narrative del suo predecessore, che privilegiava la calamità rispetto alle vicende personali dei protagonisti. Qui l’azione si fa attendere, arriva con estrema lentezza e si presenta dopo un’escalation di adrenalina sapientemente costruita intorno al geologo Kristian (Kristoffer Joner) e alla sua famiglia. Dopo aver salvato numerose vite nel film precedente, Kristian si ritrova coinvolto in una faccenda potenzialmente mortale: la dipartita di un collega durante un sopralluogo in un tunnel lo spinge a riprendere i suoi studi, che lo conducono alla tragica consapevolezza dell’incombere di una nuova calamità che metterà a rischio le persone che ama.

La struttura narrativa si fonda su una dinamica vista, rivista e scontata: il geologo-profeta sa qualcosa di difficile da spiegare e che gli altri fanno fatica a prendere sul serio, ma che deriva evidentemente da un’intuizione vera e fondata. Quando i giochi si fanno finalmente frenetici, gli effetti visivi non particolarmente efficaci ed esteticamente mediocri affossano definitivamente la pellicola, spingendola verso un disastro geologico e cinematografico.

Federico Squillacioti