Voto

7

Un vetro rotto e si parte. No Tourists, ultimo album in studio dei Prodigy, si apre con Need Some1, pezzo che mette subito le cose in chiaro, adempiendo a ciò che ci si aspetta dalla band che ha portato la sottocultura rave nel mainstream.

La formula ventennale dei Prodigy non cambia: ritmi decisi e drop azzeccati, riff di tastiere al momento giusto e qualche slogan contro il sistema (We live forever o la title track No Tourists, un inno a “deragliare dal cammino obbligato” – come ha dichiarato il leader Liam Howlett). Insomma, No Tourists è un omaggio dei Prodigy a loro stessi: un prodotto di qualità che non fa altro che riaffermare il loro ruolo all’interno della scena di cui sono stati i padri fondatori.

D’altronde, ciò che di nuovo la band di Braintree aveva da dire, l’ha già detto ormai vent’anni fa. Adesso per loro non è e non può essere il momento di cambiare rotta, azzardandosi in inutili sperimentazioni. La cosa migliore che un gruppo di ultraquarantenni come i Prodigy può fare oggi è rimanere fedele a se stesso, senza abbandonarsi a facili nostalgie e impegnandosi a non perdere lo smalto, in studio come nei live. No Tourists dimostra che i Prodigy lo stanno facendo nel modo giusto.

Andrea Mauri