Voto

8

Vincitore del premio come miglior documentario ai Gotham Adwards nel 2015 e candidato agli Oscar 2016, The Look of Silence irrompe sul grande schermo riportando la vicenda del genocidio avvenuto in Indonesia negli anni sessanta in seguito alla salita al potere del generale Suharto.

Il regista Joshua Oppenheimer sceglie un titolo didascalico per un film in cui mostra allo spettatore immagini di vita quotidiana e dialoghi in lingua originale (sottotitolati) che hanno il potere di lasciare il pubblico attonito.

Il protagonista alla ricerca della giustizia e della verità si trova innanzi a lunghi silenzi assordanti, avvolto da intriganti immagini dei luoghi e dei paesaggi indonesiani che consentono di assaporare e rendere affascinante una cultura a noi lontana. I dialoghi, grazie all’uso dei primi piani, coinvolgono profondamente lo spettatore in una vicenda quasi sconosciuta e rimasta ancora oscura per molti aspetti. La scelta del documentario, infatti, è funzionale alla volontà di rendere la strage indonesiana il più reale possibile e di consapevolizzare maggiormente il pubblico.

Openheimer sorprende così di nuovo gli spettatori affrontando un tema già trattato nella sua precedente opera, The Act of Killing, mostrando però questa volta l’altra faccia della medaglia. Se nel precedente lavoro la memoria storica corrispondeva a un sentimento di gloria, ora prevale un silenzio che implora di non averla, di perderla, ma anche di ritrovarla. Una lotta tra chi ha sete di verità e chi sceglie di non assumersi la responsabilità delle proprie azioni, uno scontro presentato ancora una volta magistralmente dal regista statunitense, che non smette di scuotere gli animi del mondo del cinema e della politica internazionale.

Valeria Fumagalli