Voto

7

Non è mai facile fare paura e stupire un pubblico abituato a un horror sempre raffinato, soprattutto dopo un film come Goodnight Mommy, l’esordio del 2014 dei registi austriaci Veronika Franz e Severin Fiala, che orano tornano sul set per The Lodge. Questa volta la storia inizia col suicidio di una donna, in seguito al quale i due giovani figli Aiden e Grace (Jaeden Martell e Lia McHugh) si ritrovano costretti a passare dei giorni in compagnia della nuova compagna del padre, Grace (Riley Keough). La donna, dopo un passato burrascoso in una setta religiosa presieduta dal proprio padre, fatica a costruire un legame solido con i ragazzi, e scivolerà in una spirale di paranoia e ossessione molto più diabolica di quanto ci si aspetterebbe.

Superato l’iniziale straniamento di un incipit troppo simile a Hereditary, con una casa delle bambole che sembra mutuata dallo stesso set e scene di sonnambulismo quasi replicate, l’uso sapiente della messa in scena rende ansiogena l’atmosfera fin dai primi minuti, trasformando un incipit dal ritmo sommesso in uno scrigno di minuscole tracce anticipatrici della paranoia che si sta insinuando nei rapporti tra i personaggi. La forte componente simbolica si intreccia infatti alle persone in carne e ossa e agli oggetti materiali, creando momenti di disturbante intersezione tra il vivente, l’inorganico e lo spettrale.

Per quanto la sezione finale punti a un effetto sorpresa che colpisce molto meno del previsto e la componente religiosa stereotipata venga sfruttata in maniera triviale, senza approfondimento né originalità, la sensazione di asfissia e disagio trasmessa dal film conferma un certo talento dei registi austriaci.

Federico Squillacioti