Ultimo lavoro di Ridley Scott, The Last Duel, seppure ambientato in Francia e non in America, e nel 1300 anziché ai nostri giorni, ci riporta inequivocabilmente agli scandali sessuali di Hollywood, al MeToo e al problema della narrazione contemporanea – da parte sia dei tribunali che dei media – delle accuse di abusi, violenze e stupri. Presentato in anteprima a Venezia, il film non si limita a trattare temi tanto facilmente preda di polemiche quanto delicati, ma è anche una profonda riflessione filosofica sul relativismo e sulla fortissima presa che possono avere sul dibattito pubblico le false verità che ogni giorno ci raccontiamo.

La trama di The Last Duel ricalca la storia vera dell’effettivamente ultimo “duello di Dio“, una pratica legislativa medievale, dunque un duello giudiziario, che si credeva si sarebbe concluso con la morte del colpevole secondo – naturalmente – il volere divino. Le antichissime testimonianze di questo ultimo duello di Dio (a loro volta rivisitate in questo articolo del 2004, a metà tra saggio storico e racconto) tramandano la memoria dello spettacolare scontro tra due cavalieri, un tempo amici – nella realtà storica, uno aveva persino battezzato il figlio dell’altro – interpretati da un talento dell’ormai vecchia leva hollywoodiana, Matt Damon (Jean de Carrouges), e da uno della nuova, Adam Driver (Jacques Le Gris). A scatenare la loro furia, come da tradizione, una donna, Jodie Comer (Marguerite de Thibouville), moglie del cavaliere de Carrouges che accusa di stupro lo scudiero Le Gris.

Ma – attenzione – non aspettatevi una narrazione classica, lineare e cronologica, dei fatti, né di capire fuori da ogni ragionevole dubbio chi dice la verità e chi mente. Ridley Scott sceglie la via già percorsa 71 anni fa da Akira Kurosawa in Rashomon, quando riproponeva lo stesso caso di stupro da tre diversi punti di vista – il marito, lo stupratore, la moglie. Se in Kurosawa la pietas latina (cristiana, se vogliamo) latitava, non vedendola praticamente affiorare mai in nessuno dei tre narratori perché troppo occupati a giustificarsi, se non proprio a glorificarsi, in Scott la tensione sfuma quando, alla fine, mostra la versione di lei e, senza lasciare spazio a interpretazioni, prende le parti della vittima – posizione non scontata per un uomo bianco e ciset in un ruolo di potere, per di più classe 1937!

L’accattivante tripartizione della trama ci pone davanti a differenze a volte microscopiche, altre volte giganti: de Carrouges è davvero quel prode romantico innamorato e attento ai bisogni della sua donna che vediamo nella sua versione dei fatti? E Le Gris, casanova incallito bramato da tutte, conosce la differenza tra un malizioso rincorrersi e acciuffarsi per gioco e una brutale caccia alla preda? Nonostante The last duel problematizzi un tema già di per sé bollente e quanto mai attuale, nonostante la perfezione stilistica di Scott, le recitazioni impeccabili degli attori coinvolti e la loro fama, il film è stato un flop al botteghino. Se chiedete a Ridley Scott, vi risponderà che la colpa è dei Milennial, target di riferimento troppo pigro per staccarsi dai propri smartphone (“The Millennials do not ever want to be taught anything unless you are told it on the cell phone”, ha dichiarato in un’intervista). Qualunque sia la verità, se vi interessa recuperare o riguardare The Last Duel, lo potete trovare in streaming su Disney+ e a noleggio su CHILI, YouTubeApple TVGoogle PlayTim VisionAmazon Prime Video.

Alice Firriolo