Voto

7

Il sesto album della band di Las Vegas arriva a tre anni di distanza da Wonderful Wonderful e a otto da Battle Born, disco in cui le sonorità heartland rock che da sempre fanno parte del repertorio di Flowers e co. hanno preso il sopravvento su qualsiasi altro aspetto artistico. Imploding the Mirage non nasce sotto una buona stella: prima la pausa di riflessione del chitarrista e fondatore Dave Keuning e poi il ritardo dovuto alla pandemia hanno minato la realizzazione del progetto, che però ha preso forma con pazienza e soprattutto grazie ad amici e collaboratori corsi in soccorso dei Killers, da Weyes Blood a Lindsey Buckingham fino ad Adam Granduciel dei The War On Drugs.

L’album non si distacca dall’approccio classic rock dei precedenti due lavori in studio creando una buona continuità stilistica con il recente passato della band: My Own Soul Warning da il via all’ascolto in modo adrenalinico grazie ai synth che dominano l’intera traccia, rendendola tra le più riconoscibili del disco. Caution in cui spicca un sontuoso assolo di Buckingham dei Fleetwood Mac sul finale e la titletrack sono il volto più conservatore di Imploding the Mirage, e la prova che la band californiana ha trovato la propria comfort zone in territori battuti precedentemente da artisti come Springsteen, U2 e Smiths. My God è il picco più alto dell’album, grazie alla voce angelica di Natalie Mering, in perfetta armonia con il sound pomposo del brano, tra citazioni bibliche (“Wipe the dust from my eye / Wash my feet with your tears”) e strizzate d’occhio al soft rock anni ’70.

Imploding the Mirage è un buon ritorno sulle scene, una prova di maturità che, nonostante le avversità in fase di produzione, ha permesso ai Killers di scrivere un altro importante capitolo della propria carriera.

Christopher Lobraico