Voto

8

Damage and Joy arriva dopo oltre trent’anni di carriera (e diciannove di silenzio) a dimostrare che i JAMC con il rock’n’roll ci sanno ancora fare. Non aspettatevi, però, gemme come quelle di Psychocandy (1985) o Darklands (1987): non è degli antichi fasti della band che si sta parlando, ma di una loro reincarnazione forse più matura sebbene a tratti mediocre, che conserva il talento del gruppo per la melodia e il suo squisito gusto per i feedback e le distorsioni.

Tra ballad dolce-amare che vantano la collaborazione di suadenti voci femminili come quella di Sky Ferreira in Black Or Blues e lisergiche muraglie chitarristiche (Amputation, Get On Home, Facing Up To The Facts), Damage and Joy – che in Simian Split ospita anche qualche sonorità sintetica e disturbo digitale – si rivela un album raffinato e facile da digerire.

Federica Romanò