Voto

4.5

Apatico e privo di colpi di scena, The Great Wall del regista cinese Zhang Yimou, già famoso per pellicole riuscite come Hero del 2002 e La foresta dei pugnali volanti del 2004, presenta una scrittura assai debole. Lo stesso protagonista, William Garin (Matt Demon), fatica a entrare in empatia con il pubblico, non riuscendo a coinvolgerlo affatto.

The Great Wall unisce fantascienza e storia ma scivola nella banalità con la rappresentazione di uno scontro tra uomini (che sembrano Power Ranger usciti male) e alieni di cui si sa poco o niente. La battaglia, che dovrebbe essere il momento più emozionante dell’intero film, non crea la tensione sufficiente a catturare lo spettatore, e finisce per annoiarlo. Anche gli accenni al Wu-Xia-Pian (genere cinematografico asiatico che si basa su spettacolari combattimenti d’arti marziali) risultano talmente poco marcati da impedire alla pellicola di inserirsi nel filone di quella tradizione, a differenza dei film precedenti del regista.

Ad accomunare i due Paesi produttori del film, Cina e Stati Uniti, apparentemente agli antipodi come è il desiderio di strafare. Ma, nonostante la regia del grande Zhang Yimou, considerato uno dei cineasti più importanti della “Fifth Generation”, la pellicola, costata ben centrotrentacinque milioni di dollari, si è rilevata esteticamente e commercialmente un flop, a dimostrazione che un film molto costoso non è sinonimo di una grande opera.

Mattia Migliarino