Voto

7

In pochi, soprattutto qui da noi, ricordano Gary Hart, il front runner, o candidato favorito, del Partito Democratico per le elezioni presidenziali del 1988. Carismatico, affascinante ed estremamente efficace nel rivolgersi al pubblico di elettori, Hart vede infrante le proprie ambizioni politiche per via di uno scandalo mediatico originato dal suo affaire con la modella Donna Rice. In un tempo presente in cui vita politica e privata sono irrimediabilmente impastate, il film di Jason Reitman inquadra uno dei primi casi in cui la condotta privata di un personaggio politico influenza – o addirittura adombra – l’esercizio delle proprie funzioni pubbliche. Non succedeva negli anni ‘60 di Kennedy e Johnson e nemmeno negli anni ‘70 di Nixon, Ford e Carter, in cui i soli scandali a destabilizzare l’opinione pubblica sono di stampo politico.

Ma succede nel 1988 sulla scia della rivoluzione conservatrice di Reagan (e consorte): ora l’integrità etica pretesa da un rappresentante del popolo diventa assoluta ed è avanzata con arroganza, insolenza e invadenza. È proprio una simile invadenza nelle proprie faccende private che Hart rifiuta categoricamente e qui sta la sua colpa: non intuire l’entità dello scandalo nascente e l’importanza che ora perfino un pettegolezzo frivolo e appena sussurrato può avere sulle sorti della Nazione. Dopo una prima parte del film, che insiste sul carisma di Hart e sul successo della sua campagna elettorale negli Stati del Midwest (il fin troppo lungo montaggio serrato di interviste e discorsi pubblici del candidato vuole dare risalto al suo talento oratorio), segue la lunga, silenziosa ma caparbia resistenza del politico contro il mondo che sta cambiando. Resistenza a cui Hugh Jackman, nei panni di Hart, da’ perfetta rappresentazione: fisicità e austerità proprie dell’attore australiano si adattano perfettamente alla classe e all’eleganza del front runner.

Stante lo charme del protagonista, tuttavia, Reitman scoraggia ogni avvicinamento empatico e preferisce rimettere al pubblico il giudizio su quanto avviene in scena: Hart è vittima innocente di un sistema di informazione manipolatorio e tendenzioso o piuttosto un adultero colpevole e bugiardo? Quale spazio occupano i fatti di cuore (o di letto) nella scena pubblica? E quanto, soprattutto, è giusto che ne occupino? Interrogativi assolutamente attuali su cui non può che far bene attirare l’attenzione.

Giorgia Maestri