Voto

8

Mescolando ballate acustiche alla Neil Young e chitarre psichedeliche anni Sessanta, i The Flaming Lips sono tornati in grande stile con un album che riscopre le radici americane del gruppo, tanto nei suoni quanto nello sguardo su tematiche a stelle e strisce. American Head è un lavoro personale e intenso, che ripercorre il passato nei ricordi di Wayne Coyne, ma vive nel presente, rappresentando una significativa svolta artistica rispetto al precedente album King’s Mouth (2019).

L’atmosfera magico-realista dipinta dagli arrangiamenti proietta i tredici brani di American Head in un tramonto psichedelico. Will You Return/When You Come Down rivisita il folk-rock con un’eco avvolgente di voci e sottili armonici, l’ipnotica Flowers Of Neptune 6 unisce drammaticamente l’LSD alla chiamata alle armi, mentre il vibrante dell’assolo di Dinosaurs On The Mountain è solo una delle perle sonore del disco. Le tematiche dell’amore, raccontato attraverso gli occhi ingenui di due spacciatori (You N Me Sellin’ Weed), come del calvario dei cambiamenti e del rifugio negli affetti più cari (“Mother I’ve Taken LSD, I thought it would set me free, but now I think it has changed me”), sono affrontate con disperata leggerezza e descritte attraverso i sentimenti semplici, da sempre presenti nei testi di Coyne. L’attualissima God And The Policeman e My Religion Is You sono un sipario non del tutto calato sul disco, un finale aperto nel segno di una spiritualità trovata negli affetti, più che nella devozione (“I don’t need no religion, you are all I need”).

American Head rende conto della capacità camaleontica della band di Oklahoma City di reinventarsi in modi sempre nuovi, scoprendo nuove sonorità pur conservando un’inconfondibile approccio sognante a temi di assoluto spessore.

Riccardo Colombo