Voto

8

Acclamato alla scorsa edizione del Sundance e alla prima italiana alla Festa del Cinema di Roma, arriva in sala The Farewell, opera seconda della stella indie Lulu Wang, già autrice dell’apprezzato Posthumous (2014). Lo spunto narrativo è dichiaratamente autobiografico: la protagonista Billie (Awkwafina), come capitato a Wang in prima persona, si trova costretta dalla propria famiglia a nascondere all’amata nonnina le gravi condizioni di salute di quest’ultima, al fine di farle trascorrere le ultime settimane senza paure né angosce. Nella storia di Billi, spartita tra origini e tradizioni familiari cinesi e una quotidianità freneticamente newyorkese, c’è molto del percorso della stessa Wang: l’esperienza dell’immigrazione a soli 6 anni, il compromesso culturale di due mondi opposti e le delicate conseguenze familiari che vivere un simile compromesso comporta.

Un delicato ritratto familiare, sempre in equilibrio tra ironia, cinismo e sentimentalismo, che testimonia un emozionante legame tra nonna e nipote, capace di oltrepassare le complicazioni del rapporto gentiore-figlio e costruire un ponte generazionale e – in questo caso – geografico tanto saldo (non per nulla il film si apre su una telefonata intercontinentale tra le due). Il tono del film e il registro brillante e composto della scrittura valorizzano un film indipendente, scritto e diretto da una donna e parlato al 90% in mandarino.

Giorgia Maestri