1. The Cotton Master’s Club

Dopo la pluripremiata serie Downton Abbey (2010-2015), l’ideatore e sceneggiatore Julian Fellowes sbarca su Netflix con una nuova rivisitazione storica ambientata nella proletaria e industriale Inghilterra di fine ‘800, per raccontare le origini dello sport più seguito al mondo: il calcio. Ma la narrazione calcistica è solo un escamotage per affrontare le lotte tra aristocrazia e proletariato, i primi scioperi delle fabbriche di tessuti in piena rivoluzione industriale e il quadro storico del periodo. La metafora sportiva restituisce inoltre i due schieramenti sociali in gioco: Arthur Kinnaird da una parte Fergus Suter dall’altra. Le squadre di calcio rappresentano infatti le due principali classi della società, divisa nettamente tra aristocratici e proletari, mentre i personaggi secondari incarnano le sfumature sotterranee di una società che sembra trovare come unico punto di incontro il campo di gioco. 

2. Il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti

Coordinazione di tiro, passaggi, dribbling, colpi di testa. Rendere filmicamente una scena sportiva non è semplice, e film come Jimmy Grimble (2000), Sognando Beckham (2002) o Il maledetto United (2009) ne sono l’esempio negativo, con una macchinosità delle azioni che ricorda quelle dei videogiochi anni ’90. Certo, gli attori non sono calciatori, ma la loro poca naturalezza rischia di inficiare la credibilità del racconto, eppure The English Game sembra eludere con successo questo problema: in parte perché il calcio nel 1879 non è quello di oggi, non esistevano i giocatori professionisti né le strutture adeguate o il ritorno economico attuale, in parte perché le scene calcistiche non sono il focus del racconto. Inoltre certe scelte di regia come i goal all’ultimo minuto e gli epici slow-motion, anche se inflazionati, risultano efficaci perché coerenti con l’atmosfera storica lenta e accuratamente ricostruita dalla serie senza pretenziosità.

3. La coscienza femminile

Calcio, pub, scioperi e sommosse proletarie. Benvenuti in epoca vittoriana, un contesto governato dagli uomini che non sembra lasciare spazio alle donne. Invece, i personaggi femminili di The English Game rivestono un ruolo fondamentale e palesano l’atteggiamento più maturo e lucido da assumere in determinati contesti, come nel caso delle responsabilità familiari o delle discriminazioni subite dalla squadra operaia. Margaret e Martha manifestano infatti una capacità di dialogo e decisionale nettamente superiore rispetto a quella dei protagonisti maschili, portandoli anzi a riflettere sulle loro scelte etiche: sono loro gli aghi della bilancia che provano a equilibrare l’eccessiva immaturità dei due protagonisti, capitanata dall’ego aristocratico e dal temperamento proletario.

4. Toffs vs Workers

Gli stipendi esorbitanti dei calciatori sono oggi una delle argomentazioni più dibattute e problematiche della nostra società, ma le origini di questi stipendi erano piuttosto umili. La Coppa d’Inghilterra (FA Cup) nasceva nel 1871 come un torneo esclusivo per squadre dilettantistiche aristocratiche. Quando anche gli operai sono riusciti a formare le loro squadre fino a ottenere l’opportunità di partecipare al torneo, l’unico modo per poter competere con i cosiddetti toff, allenati e non logorati dal lavoro, era chiamare giocatori da tutto il Regno Unito pagandogli in cambio solo vitto e alloggio. Questo spaccato tra classi sociali viene sottolineato anche dalla messa in scena: montaggio e fotografia passano dai luminosi salotti altolocati alle modeste abitazioni degli operai immersi nelle grigie zone industriali; ma anche da candide divise a strisce azzurre e bianche a logore marroni e nere. Questi contrasti vengono però appiattiti dall’eccessivo fair play e dal buonismo dei personaggi, che sembrano voler interpretare a ogni costo i paladini del “calcio pulito”, togliendo così enfasi alla narrazione. 

5. Un rigore a porta vuota

In queste settimane in cui tutte le manifestazioni calcistiche sono sospese, Netflix le porta direttamente nelle case degli utenti con prodotti come Ultras e The English Game. Gli episodi della serie seguono un filo rosso coerente, che alterna scene calcistiche e racconti quotidiani mantenendo sempre lo stesso ritmo pacato e privo di colpi di scena, al fine di raccontare un pezzo di storia e di calcio inglese finora poco raccontati, ma mantenendosi nel politicamente corretto. Una visione d’intrattenimento che, fosse arrivata in un altro momento, forse non avrebbe avuto tutta questa attenzione.

Alessandro Foggetti