Quando si pensa agli anni ’80 (subito dopo i leggings fluorescenti e gli scaldamuscoli di Jane Fonda) vengono in mente i glitter colorati e i ritmi spensierati del nascente synth-pop, Madonna e le ballate romantiche. Nel frattempo, dalle ceneri del punk si sviluppa un insieme di atmosfere e di suoni diametralmente opposti che saranno il fulcro prima della new wave (in realtà già nata a metà degli anni ’70), poi del post-punk e, successivamente, della darkwave.

I Cure crescono in quest’ultimo ambiente: la loro personalità ben definita, i messaggi che lanciano e le storie che raccontano li porteranno presto a rivestire un ruolo cardine in tale branca musicale dagli anni ’80 in poi, diventando veicolo e simbolo di quell’attitudine dark nella quale molti giovani si identificherannoPersonalità tormentata, profondamente decadente ma non totalmente nichilista, Robert Smith, il leader del gruppo, riesce ad astrarre dagli angoli della propria mente le sue paure e insicurezze più recondite per poi catapultarle in un mondo parallelo irreale ma tangibile, tale da esorcizzare i propri demoni e al contempo riuscire a conviverci senza soccombere all’ansia. Pornography è uno di questi universi “paralleli”, o meglio, è il mondo dark per eccellenza: costruito su uno scheletro di tastiere, chitarre distorte e ritmi reiterati, alberga e custodisce gli incubi del suo creatore regalando distillati claustrofobici degni dei racconti di Edgar Allan Poe.

Sebbene da un punto di vista tecnico e prettamente musicale si tratti di eccellenza, la forza di questo album non risiede unicamente nelle sue qualità strumentali. L’intensità di Pornography è insita nell’imprescindibile connubio di una poetica fortemente concreta e di una sonorità profondamente cupa ma allo stesso tempo coinvolgente a livello emotivo, tanto da diventare fondamentale per la sua carica straniante. Questo binomio porta l’ascoltatore a immergersi in un universo visibile altrimenti inaccessibile: è grazie alla cupezza sonora che ci si spinge oltre una lirica in apparenza eccessivamente visionaria (“We writhed under a red light, Voodoo smile, Siamese twins”, Siamese Twins) e si approda a un immaginario in prima istanza ostile, fino a raggiungere una fusione totale con quest’ultimoAssumendo un paragone cinematografico, l’ascoltatore di Pornography si sente come Lydia di Beetlejuice (Tim Burton, 1988), una ragazza dark capace di andare oltre la barriera del tangibile venendo così a conoscenza di una realtà oltremondana regolata da altri meccanismi e abitata da fantasmi. E proprio con queste creature paranormali Lydia stringerà un legame molto più forte di quelli che non è mai riuscita a creare con gli esseri umani “normali” e con la propria famiglia adottiva.

Eleonora Orrù

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