Voto

7

Dopo aver diretto un documentario su Netflix dal titolo Take Your Pills (2018), la regista Alison Klayman torna al cinema con The Brink – Sull’Orlo dell’Abisso, documentario che segue le vicende politiche di Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump, ideologo della destra statunitense e, secondo alcuni, ancora dietro le quinte del potere. La regista si affianca al politico americano per un anno, dall’inizio della sua campagna per The Movement alle elezioni di medio termine del 2018, determinato a promuovere il nazionalismo economico e il populismo di destra in Europa. Nel 2017, l’organizzazione The Movement è stata infatti registrata ufficialmente da Mischaël Modrikamen, leader del Partito Popolare Belga. Muovendosi tra Stati Uniti ed Europa, l’obiettivo di Bannon è quello di unificare tutti i partiti di estrema destra in un programma populista unitario per le Europee di maggio 2019, spacciando il Movimento come la nuova Rivoluzione Francese.

Klayman si inoltra anche nel lato intimo della vita di Bannon: entra in casa sua, parla col nipote che gli fa da assistente, pedinandolo in ogni suo spostamento nei panni di leader di un movimento populista globale. Niente teste parlanti o interviste a terzi, Klayman vuole che sia esclusivamente Bannon a presentare se stesso per quello che è, al di là dei ritratti mediatici che lo descrivono come una mente geniale o come un terribile persuasore, così da smascherarlo una volta per tutte.

Da spettatori non americani, risulta difficile entrare davvero nel film senza una premessa sul personaggio, una breve biografia che anticipi i fatti del 2018 e aiuti ad avere un quadro completo su Bannon. Soprattutto, sarebbe stato interessante approfondire il suo lavoro come giornalista e produttore cinematografico, che investì in film come Lupo solitario (Sean Penn, 1991) con Valeria Golino, Patricia Arquette, Charles Bronson e Viggo Mortensen nella parte di un neo-nazi. Ma il valore di The Brink supera i fatti stessi che racconta: getta luce su una questione urgente oggi più che mai, riflettendo sui rischi della retorica con cui i partiti populisti stanno cercando di conquistare il consenso dei cittadini.

Anna Pennella