1. Sex Education

Bridgerton è stata definita da molta critica una serie dalla forte carica femminista, che descrive il risveglio e l’emancipazione di una giovane donna fino ad allora oppressa dal peso di una famiglia ingombrante. Ma non è proprio così. Sprovveduta e inesperta, Daphne Bridgerton vive un risveglio sessuale che richiama le eccessive e improbabili tinte tipiche di uno stantio feuilleton. La serie fallisce, mancando di raffigurare le lotte che, nell’epoca della Reggenza inglese, una donna sola deve affrontare per trovare il proprio posto all’interno della società. Daphne viene così confinata all’interno di una sperimentazione sessuale irrealistica quanto idealizzata, riducendo il riscatto femminile a un semplice rapporto matrimoniale descritto alla stregua di 50 sfumature di grigio. L’evoluzione della protagonista, di fatto, avviene sotto il segno di un maschilismo tossico di cui si fa complice, ricorrendo a inganni e studiati sotterfugi pur di ottenere ciò che desidera. Nella serie, dunque, il sesso diviene più uno strumento di potere che di emancipazione, una forma di manipolazione che rivela un rapporto malato e sbilanciato.

2. Harmony

Se il sesso facile e idealizzato riecheggia il porno soft tipico del genere Harmony, lo stesso vale per la relazione amorosa inverosimile basata su dinamiche distorte tra Daphne e il Duca di Hastings, co-protagonista della serie, che incarna il “bello e dannato” psicologicamente contorto per i tanti traumi infantili. È lui l’oggetto della conquista della protagonista, che riuscirà a domarlo e salvarlo grazie al suo amore, rendendolo definitivamente suo. Poco importa che si affianchi  al Duca di Hastings un altro rispettabile educato gentiluomo, per di più principe, privo di ombre nel proprio passato e senza alcuna intenzione di mentire alla giovane né a disonorarla per poi fuggire, come fa il Duca: Daphne sceglie senza esitare l’amore malato per quest’ultimo, costringendolo a nozze riparatrici e intrappolandolo in un matrimonio da lui non voluto, fino a redimerlo con un discorsetto stucchevole che sembra risolvere tutti i loro problemi nel giro di poche frasi. In un’epoca in cui si parla sempre più di violenza di genere, di rapporti tossici e relazioni abusive, Bridgerton rappresenta un passo indietro nella rappresentazione dell’emancipazione e della nuova consapevolezza della donna contemporanea. Con i suoi personaggi stereotipati, la serie reitera infatti un’immagine distorta dei rapporti umani e amorosi, proponendo pattern non solo inconsistenti e improbabili, ma anche superati a livello narrativo.

3. Una Gossip Girl nell’epoca Regency

L’elemento davvero femminista della serie – forse l’unico – è rappresentato dalla misteriosa figura di Lady Whistledown, raro esempio di donna emancipata all’interno di quel rigido ambiente in cui l’unica via di fuga per una donna è costituita dal matrimonio. Lady Whistledown non è solo intraprendente e libera, ma incarna la figura di una donna di potere, forse l’unica nell’aristocratica società inglese di Bridgerton. La voce, l’intelligenza e lo sguardo arguto la rendono regista delle vite altrui, nonché detentrice di conoscenza e saggezza. Il suo personaggio e il mistero che l’accompagna, però, non vengono adeguatamente sviluppati, e l’identità di Lady Whistledown finisce col risultare prevedibile e scontata. Al contempo, due giovani goffe e imbranate infondono una dose di femminismo e emancipazione nella serie. Loro sono Eloise Bridgerton e Penelope Featherington, che fanno da autentico contraltare a quella società vuota e patriarcale a cui si sottomettono con orgoglio le loro sorelle, cercando alternative e ruoli diversi per sé stesse e commentando la frivola farsa che le circonda con viva ironia e intelligente distacco.

4. Upstairs Downstairs

Nel tentativo di riprendere antesignani illustri del dramma in costume di stampo inglese, Bridgerton delude, non riuscendo a recuperarne né i toni né le tematiche. La serie non è altro che una versione patinata e hollywoodiana di quei drammi in costume, a cui mancano inoltre tutti gli elementi fondamentali del genere: la reticenza degli inglesi, il loro sottile senso dell’umorismo e l’attaccamento alle tradizioni spesso manifestato con vero orgoglio di classe. In una serie improntata allo scandalo com’è Bridgerton, viene dunque meno un aspetto centrale del dramma in costume: l’intrecciarsi delle relazioni tra classi, i padroni da un lato e i domestici da un altro, da sempre motivo drammatico che caratterizzava classici del genere come Upstairs Downstairs e Downton Abbey.

5. Un fascino pop

La forza della serie risiede nel ridipingere in chiave moderna e pop un’epoca e una sensibilità distanti dalle nostre. Attraverso i costumi rivisitati e modernizzati, l’ostentazione di un sesso facile e una colonna sonora moderna e di rottura, la serie cerca di attrarre il pubblico per mezzo di una superficiale forma di escapismo. L’intento di Bridgerton, infatti, e in particolare della costume designer Ellen Mijornick, non infatti quello è di attenersi all’esattezza storica, quanto piuttosto di allontanarsi il più possibile da mode e atmosfere alla Jane Austen, portando in scena personaggi carnevaleschi e situazioni sopra le righe. La colonna sonora riprende i successi pop del nostro secolo, trasformandoli, con l’intevento di un quartetto d’archi, in una loro versione ottocentesca, a rimarcare quella commistione di epoche caratteristica della serie.

Anna Chiari