Voto

7

Sporchi, grezzi e tutt’altro che tranquilli: a tre anni da Underneath the Rainbow tornano i Black Lips con Satan’s Graffiti or God’s Art?. Dopo aver cambiato due membri della formazione (chitarra e batteria), la band di Atlanta giunge alla sua ottava fatica, per la quale si avvale della collaborazione di Sean Lennon alla produzione e di Yoko Ono per la registrazione di alcuni cori.

Satan’s Graffiti or God’s Art? è un LP che tiene fede alla definizione “long”: nel disco sono presenti ben diciotto tracce, che si susseguono senza esclusione di colpi. Gli unici attimi di respiro vengono concessi dai tre Interludes, posti a scandire un album omogeneo e molto dinamico. In questo lavoro il garage/punk/indie rock dei Black Lips raggiunge la sua massima espressione, con incalzanti chitarre elettriche che regnano sovrane in tutte le canzoni, ma non mancano influenze psych rock desertico (Occidental Front e Come Ride With Me). Ad accompagnare le tracce testi potenti cantati da voci eufemisticamente arrabbiate. Come novità nel sound della band compare il sassofono di Zumi Rosow, che tuttavia non emerge eccessivamente.

La durata dell’album penalizza però l’ascolto, sebbene i pezzi mantengano un ritmo veloce per l’intero disco (Loser’s Lament è l’unica eccezione). Una certezza rimane: i Black Lips non sono morti, e avranno ancora da dire la loro.

Federico Bacci