Voto

8

The Assassin, il nuovo film di Hou Hsiao-Hsien, mette in scena il genere più famoso delle filmografia cinese, il Wuxiapian.

Vincitore del premio come Miglior regia al 68° Festival di Cannes, il cineasta di Taiwan utilizza la sospensione del tempo come chiave narrativa, rendendola protagonista della pellicola. 

Il bianco e nero d’apertura introduce una metafora che si rifà alla tradizione dello Shufa, l’arte della calligrafia cinese. Mentre, dopo pochi minuti, lo scarto dovuto all’introduzione repentina dei colori favorisce lo sviluppo di un linguaggio filmico basato sulla costruzione plastica dell’immagine, sui movimenti della macchina da presa e sull’uso espressionista della luce. Il magistrale uso dei campi lunghi in contrasto con i primi piani, inoltre, denota una regia fluida che ricorda Flowers of Shangai (1998), del quale vengono ripresi anche i movimenti di macchina quasi surreali, come se i personaggi danzassero sul mondo.

The Assassin è molto di più di un semplice film sui combattimenti di arti marziali: è una storia ricca di emozioni e di cultura che si staglia sullo sfondo di una Cina remota e d’altri tempi.

Mattia Migliarino e Giada Portincasa

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