Voto

8

Teyana Taylor esibisce con orgoglio la propria black femininity nel nuovo progetto discografico, The Album, uscito il 19 giugno in occasione del Juneteenth. Il disco celebra una doppia emancipazione: la fine della schiavitù negli Stati Uniti nel 1865 e la libertà ottenuta dall’artista dalla casa discografica, venuta invece a mancare nel precedente lavoro, K.T.S.E. Articolato in cinque parti, The Album sviscera con sincerità disarmante i temi più profondamente connessi all’animo di Ms. Taylor: amore (Wake Up Love), sessualità (Morning feat. Kehlani), autostima (Bad), vulnerabilità (Bare with me) e infine trionfo (We Got Love feat. Lauryn Hill).

Apre la tracklist la voce strozzata dal pianto del marito Iman Shumpert, che in chiamata con il 911 assiste Teyana Taylor durante il parto della figlia Junie, la cui voce compare invece in Come Back to Me (feat. Rick Ross) dove si unisce a quella della cantante in un’armonia dolce e delicata che incanta e intenerisce. L’amore puro e innocente che trasuda nelle prime cinque tracce del disco mutua in quelle successive facendosi passione sfrenata. In 1800-One-Night, traccia dance pop che simula le atmosfere seducenti delle linee telefoniche erotiche, l’artista si lascia andare a un canto magnetico che attrae senza troppe esitazioni. Attitudine sicura e diretta anche nelle tracce più emotive che trasmettono fiducia e speranza: “I keep cryin’ for/But/Still not givin’ up on” (Still). L’intimità del disco invoca un senso di appartenenza che si fa portavoce del bisogno umano di sentirsi vivi e amati.

The Album mette in mostra una crescita che testimonia il talento inimitabile e un po’ sottovalutato di Taylor, che può vantare collaborazioni con artisti di alto calibro tra cui Missy Elliott in Boomin (feat. Future). Sono infatti frequenti le allusioni al R&B old school con sample ben riconoscibili e di qualità, come What You Want di Mase, Next Lifetime di Erykah Badu e 808 delle Blaque. L’album, inoltre, è un lavoro stratificato in cui l’R&B classico si fonde con altri generi: soul-funk, dancehall, hip-hop, dance-pop, electro-ballad, persino l’afrobeat in Killa (feat. DaVido) come segno udibile delle radici etniche dell’artista.

Per tutta la durata del disco (un’ora e diciassette minuti) veniamo trascinati in un uragano di suoni e parole essenziali: un’analisi profonda e consapevole sull’essere donna, il cui forte impatto genera stati emotivi che turbinano verso l’esterno provocando un coinvolgimento tale da far disperdere la prolissità del disco.

Deborah Cavanna