L’ultimo film di Bud Spencer e Terence Hill risale a ben 25 anni fa, eppure il loro mito è oggi più vivo che mai. Assurdo pensare che questo duo si è formato totalmente per caso: la loro prima pellicola insieme, Dio perdona… io no! (Giuseppe Colizzi, 1967), non prevedeva Terence Hill nel ruolo di Cat Stevens ma Peter Martell, che a causa di un infortunio al piede fu costretto a rinunciare. Da quel momento Terence Hill e Bud Spencer divennero inseparabili e si affermarono come il duo più rappresentativo del cinema italiano, riuscendo persino a sbarcare oltreoceano grazie a un linguaggio personale e una produzione sfacciata.

I loro 16 film, realizzati tra il 1967 e il 1994, sotto certi aspetti risultano incredibilmente moderni ancora oggi, soprattutto rispetto a un cinema italiano stantio e affaticato, che non riesce a raggiungere il pubblico internazionale se non scendendo a compromessi con i dettami del colosso Netflix. Volendo riassumere, sono 3 le caratteristiche essenziali che rendono intramontabili i film di Terence Hill e Bud Spencer, assolutamente in grado di reggere un confronto con i prodotti delle piattaforme streaming contemporanee.

1. Sceneggiatura originale

Capita ormai troppo spesso ultimamente di vedere film o serie tv – anche di grande successo su Netflix – con i soliti personaggi stereotipati e senza contenuti narrativi forti, optando il più delle volte per la scelta comoda e rassicurante del remake, che non stimola gli sceneggiatori a innovarsi ma a ritornare su storie viste, riviste e straviste. Giuseppe Colizzi, regista e sceneggiatore di  Dio perdona… io no! nel 1967 dava già invece una grande lezione di modernità e di coraggio: ispirandosi al genere western, l’ha rielaborato in modo personale, creando così uno stile narrativo nuovo e che perdurerà nel tempo. La scelta vincente fu quella di inserire personaggi fumettistici, risse gigantesche, scontri verbali irruenti e solidarietà verso i più deboli: il produttore Enzo D’Ambrosio decise di fidarsi di Colizzi, e ci vide lungo.

2. Stile internazionale

Ancora una volta il merito è di Giuseppe Colizzi. Convinto che per conquistare il pubblico internazionale era fondamentale mettere in scena delle trovate più accattivanti, individuò dei nomi d’arte per i suoi due protagonisti. Un giorno sul set consegnò all’attore Mario Girotti una lista di dieci nomi tra cui scegliere e il suo occhio cadde su “Terence Hill”, semplicemente perché suonava bene. Lo stesso accadde con Carlo Pedersoli, che optò per “Bud Spencer”, dall’unione del nome di uno dei suoi attori preferiti, Spencer Tracy, e la birra Bud che stava bevendo in quel momento. Entrambi i nomi si rivelarono una scelta molto furba e innovativa per l’epoca, tanto che permise a Colizzi di distribuire il film a livello internazionale. Se oggi c’è Netflix che permette di fare arrivare un film simultaneamente in tutto il mondo, a quei tempi non era così semplice riuscirci.

3. Tormentoni indimenticabili

I tormentoni memorabili di Terence Hill e Bud Spencer sono forse la vera chiave della loro popolarità. Primo fra tutti il famoso “pugno verticale”, nato durante un’improvvisazione sul set di Dio perdona… io no!. E poi il gioco che Terence Hill fa con le mani mentre mescola le carte da poker in Pari e Dispari, ma anche le immancabili scazzottate di Bud Spencer, come quella nell’epica scena in palestra in …altrimenti ci arrabbiamo! (Marcello Fondato, 1974) o quando si scontra con un gruppo di malintenzionati in I due superpiedi quasi piatti (E. B. Clucher, 1977). Anche alcune delle colonne sonore dei loro film sono divenute dei tormentoni: una menzione speciale va a Oliver Onions per aver scritto l’indimenticabile Canzone dei pompieri di …altrimenti ci arrabbiamo!

Velitchka Musumeci