Voto

9

Bisognava aspettare il loro ottavo album in studio per sancire definitivamente l’ingresso nel mainstream di Tegan and Sara. Il duo canadese formato dalle gemelle Quin torna alla ribalta dopo Heartthrob (2013) con un nuovo lavoro che conferma il già avvenuto cambio di rotta verso l’elettro-pop a dispetto degli album precedenti, votati all’alternative-rock prima e all’indie-rock dopo.

Che i tempi siano maturi perché il duo possa, dopo ben quindici anni di carriera, riscuotere il successo meritato è reso evidente da ognuna delle dieci tracce dell’album, prodotto come il precedente da Greg Kirstin (artista che ha collaborato con Sia, Britney Spears, Foster The People, Donna Summer, Lykke Li e The Shins): appese le chitarre al muro, ciascun brano è caratterizzato da synth che richiamano sonorità ‘80s, adatte sia per momenti chillin’ (White Knuckles, 100x, Dying to Know) sia per scatenarsi in cameretta come dei quindicenni anche se si è sulla soglia dei trenta (U-turn, Boyfriend, Stop Desire). Ed è in questo che Love you to Death riesce a brillare: l’album è fresco nonostante sia stato scritto da due cantautrici ormai vicine ai quaranta e molte delle esperienze di cui trattano i testi si adattino a un’età più matura (in BWU Sara canta: “All the girls I loved before, Told me they signed up for more, Save your first and last chance for me, Cause I don’t want a white wedding”).

Le due gemelline di Calgary riescono così a rivolgersi con semplicità e coinvolgimento a un ampio spettro umano, pur prediligendo da sempre la comunità LGBT (distinzione ormai fuori luogo), e senza mai dimenticare la qualità della composizione musicale. Ai tempi “Rolling Stone” inserì Heartthrob al 30° posto nella classifica dei 50 Migliori Album del 2013; che siano così avveduti anche per quella del 2016?

Gaia Ponzoni