Voto

7

Violet (Elle Fanning) è una cantante inesperta, timida e con un cognome polacco. Ha una voce bellissima e tanta grinta da tirare fuori per sbocciare come cantante e potersi così allontanare dall’oppressiva routine, priva di piaceri, che conduce con sua madre sull’isola di Wight in Inghilterra. Gli unici momenti di libertà di Violet sono quelli con la musica e il suo cavallo bianco, al quale dovrà simbolicamente rinunciare a metà film per poter realmente spiccare il volo. Le audizioni del talent show Teen Spirit sono la giusta occasione per farsi notare e portare a un vasto pubblico quell’energia e quel talento che nasconde nelle quattro mura della sua cameretta.

Dopo The Neon Demon (Nicolas Winding Refn, 2016) Elle Fanning torna nei panni dell’umile ragazza disposta ad affrontare gli sguardi freddi dei giudici che la squadrano per raggiungere il suoi sogno e realizzare il suo obiettivo. Anche questa volta la sua naturale e austera bellezza (in questo caso vocale più che fisica) riesce a sbaragliare la concorrenza. In aiuto a Violet arriva anche un po’ di fortuna, quella a cui non crede il suo manager e mentore Vlad (Zlatko Buric), ex cantante d’opera decaduto, ora attempato e trasandato. Violet e Vlad sono una coppia anomala quanto vincente: il passato e il futuro, il canto lirico e il canto su sintetizzatori, due opposti che condividendo la stessa passione si scambiano reciprocamente speranza.

Con una colonna sonora un po’ girl power e un’estetica curata nel montaggio e nei colori, che nei momenti opportuni diventa quella da videoclip, Teen Spirit accompagna dolcemente lo spettatore lungo il percorso di formazione di Violet e del suo talento. Un tragitto che si arresta, in modo scaltro ma non improvviso, quando la protagonista e la sua dote hanno appena decollato. Con il suo debutto da regista Max Minghella ha creato un racconto di riscatto ed emancipazione per ragazzi (presentato in anteprima al Giffoni Film Festival 2019). È convenzionale, privo di particolari colpi di scena – che avrebbero tuttavia appesantito una narrazione fluida e capace di tenere alta l’attenzione del pubblico fino alla fine.

Francesca Riccio