Voto

7

“Dimmi a che tavolo sei seduto e ti dirò chi sei”. La tragicomica commedia di Jeffrey Blitz svela le distinzioni gerarchiche che determinano l’assegnazione dei tavoli ai matrimoni. Ospiti illustri, familiari, single, accoppiati e, in un angolo remoto della sala da ricevimento –intenzionalmente non molto distante dalla toilette –, coloro che avrebbero dovuto/potuto declinare l’invito.

Proprio quest’ultimo, infatti, è il destino del Tavolo n. 19, attorno al quale trovano posto uno psicopatico cugino di non precisato grado, la vecchia tata in pensione, un giovane imbranato in cerca di avventure amorose, una coppia proprietaria di una fallimentare tavola calda in crisi da ormai più di tre anni e, ciliegina sulla torta, l’ex damigella di prima scelta piantata improvvisamente in asso dal fratello della sposa.

Brillante dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, Tavolo n. 19 è un ben riuscito pretesto per raccontare le vicende di sei antieroi. Partendo da una situazione apparentemente buffa e divertente, infatti, Blitz rivela gradualmente le tragiche storie dei suoi protagonisti, che si incrociano e si scontrano in un crescendo dinamico e dialettico senza mai perdere un grammo di comicità.

Federica Romanò