Voto

8

A ben cinque anni da Currents, possiamo finalmente ascoltare l’attesissimo nuovo disco dei Tame Impala. Kevin Parker riapre la porta di una casa che risulta familiare, ma con qualcosa di diverso. Ironia della sorte, è proprio il tempo il tema principale di The Slow Rush: il tempo che scorre, si ferma, si accumula nella polvere, torna e ritorna; sempre diverso da se stesso. Un giorno per volta, un pezzo per volta, l’artista australiano analizza i diversi effetti del tempo sulle relazioni umane, descrivendo emozioni e pensieri che sorgono nel percorso: l’ossessione verso il passato, la nostalgia come una droga dalla quale dipendiamo tutti e il difficile tentativo di vivere il e nel momento.

Il tentativo di cercare di analizzare queste tematiche da lontano dopo averle vissute in prima persona è chiaro. Come un piccolo principe odierno che vive su un lontano asteroide, Parker osserva la Terra e i suoi abitanti con le loro difficoltà, il loro dolore, la loro speranza nel domani, e cerca di aiutarli, proponendo una nuova chiave di lettura del presente attraverso testi intimisti e sinceri che portano facilmente all’immedesimazione. Il tutto è trasmesso dal sound psichedelico che da sempre contraddistingue la produzione dei Tame Impala, da synth e da consistenti aggiunte di sonorità disco e funk anni ’70.

Durante lo scorrere delle dodici tracce, si rimane attenti in ascolto alla ricerca di un dettaglio nuovo, e dopo poco eccolo lì, semplice nella sua profondità: non è un oggetto in sé ma il tempo che è passato su di esso. E così, come un funambolo in equilibrio sopra a microcosmi di rimpianti e di malinconia, The Slow Rush porta l’ascoltatore a camminare su una corda di melodie cullanti e morbide, che lo sfidano e lo rassicurano allo stesso tempo.

Giulia Tonci Russo