1. La gaia fantascienza

Simon Stalenhag è un artista svedese autore di opere a metà tra fumetto e romanzo che aprono finestre su un mondo al contempo alieno e familiare, accompagnate da brevi sezioni di prosa per definirne il contesto narrativo. Con un tratto iperrealista disegna paesaggi dominati da tecnologie utopistiche eppure legate a un’estetica anni ’80, creando un mondo in cui il futuro si confonde e sovrappone col passato. Tales From the Loop racconta le storie degli abitanti di Mercer, una cittadina nel cuore degli Stati Uniti in cui un acceleratore di particelle sotterraneo (il “Loop” del titolo) rende possibile l’impossibile. Se il genere fantascientifico solitamente viene declinato sulla base di una tecnologia o principio verosimile per costruire un mondo alternativo rispetto a quello reale – come nel caso di Black Mirror, in chiave distopica -, la vaghezza del funzionamento della realtà di Tales From the Loop avvicina la serie al fantasy, tramite la presenza di strumenti che aiutano il protagonista ad affrontare un viaggio di crescita e maturazione. Perché il fulcro è che il modo in cui la nostra interiorità cambi e si trasformi a contatto col mondo esterno, secondo processi lenti, inesorabili e anche dolorosi.

2. Polarità inversa

Prendendo come modello di riferimento Decalogo (1989) di Kieslowski, Tarkovskij e la serialità di Refn (Too Old to Die Young) o Lynch (Twin Peaks – Il ritorno) la serie si compone di otto episodi autoconclusivi, accomunati dall’ambientazione e da un esile filo di trama orizzontale. Una struttura che sfida il modello del binge watching e rinuncia a una scrittura da cliffhanger per strutturarsi principalmente sulla base delle sfumature emotive evocate. Le storie raccontate in ogni episodio parlano di amore, crescita, gelosia, insicurezza lasciando l’impianto di fantascienza come sfondo di questo racconto del tutto antispettacolare, fatto di silenzi e personaggi freddi e respingenti.

3. La stasi contemplativa

Il team di sceneggiatori ha preso le mosse da una serie di illustrazioni di Stalenhag, decodificandone la narrazione per trasformarle in racconto. Si tratta di immagini “dense”, momenti congelati nel tempo trasposti con una regia fatta di campi lunghi e immagini statiche, che richiamano l’estetica e l’impostazione delle tavole dell’illustratore. Lo spettatore viene interpellato a svolgere un ruolo di decodificazione attivo, senza alcun supporto descrittivo o didascalico. Merito, tra gli altri, di Andrew Stanton nel team di registi, che già in WALL-E (2008) aveva creato un intero mondo del futuro senza usare nemmeno una parola e lasciando che lo raccontassero i personaggi e le loro interazioni con l’ambiente.

4. In un batter d’occhi

Ambientata in un tempo sospeso, con costumi e scenografie che sembrano appartenere a un tempo indefinito tra gli anni ’60 e ’80, tecnologie futuriste e agganci all’attualità, il tema centrale della serie è il tempo, che attraversa e accomuna tutti gli episodi. Tales From the Loop si apre e si chiude, infatti, con le storie di due bambini che vengono (letteralmente) spediti nel futuro, costretti a confrontarsi con un mondo diverso. O, ancora, i personaggi devono fare i conti con un’infanzia traumatica (episodio 7), o col futuro e la morte (episodi 4 e 8), o anche col presente (episodio 3). Il rapporto tra personaggi e tempo all’interno della serie viene continuamente rimesso in discussione, secondo un processo positivo, di evoluzione e di crescita che mette in prospettiva ogni evento drammatico come una piccola e necessaria parte del viaggio dell’esistenza. I personaggi della serie arrivano così a capire che la morte e il dolore sono parte della vita e non vanno capiti, ma semplicemente accettati, proprio come accettano gli strani fenomeni causati dal Loop.

5. Kit di sopravvivenza per la quarantena

Da oltre due mesi il mondo si è fermato e ci siamo trovati di fronte alla necessità di riempire il tempo vuoto imposto dalla quarantena. Tra ricette, watchlist, libri che stazionavano sul comodino e corsi di yoga, anche la richiesta di consigli di film e serie da vedere è aumentata esponenzialmente, così da distrarsi dalle angosce del presente. Ma Tales From the Loop ci mette proprio davanti a vuoti e silenzi, costringendoci ad affrontare emozioni tanto quotidiane, quanto dolorose e devastanti. Per questo sembra essere l’unica serie che riesca davvero a entrare in sintonia con il mood del lockdown, innescando un percorso di crescita che dal silenzio e dall’introspezione possa generare un cambiamento positivo.

Francesco Cirica