Voto

6

Una sufficienza strappata giusto per un sentimentalismo nostalgicoT2 Trainspotting cerca di riprendere il ritmo frenetico, le dinamiche allucinate e i contenuti provocatori del prequel, ovvero tutte le caratteristiche che lo avevano reso un film innovativo e rivoluzionario. Ma ora siamo nel 2017, e l’unica sensazione che rimane allo spettatore è quella di “già visto”: raccontare di un gruppo di vecchi amici che si rincontrano, ognuno con il proprio bagaglio di rancori, rimpianti, delusioni e voglia di rivalsa, è un soggetto che di originale ha ben poco.

Anche il tentativo di riprodurre l’estetica degli anni Novanta si riduce a un fallimento: se alcune trovate registiche sembrano funzionare, per la maggior parte vengono immediatamente inficiate da una computer grafica raffazzonata o da soluzioni eccessive al limite del kitsch.

Il cuore degli spettatori si scalda solo per gli attori, interpreti di quegli stessi personaggi a cui da giovani si sono affezionati consumando il VHS di Trainspotting, che nel contesto del 2017 risultano però fuori luogo; proprio come lo stile di Danny Boyle, incapace di rinnovarsi e incastonato in un’annata epocale ma ormai pronta a essere superata

Benedetta Pini