Voto

8

The Glowing Man è l’ultimo mattoncino della sempre più affascinante e claustrofobica costruzione progettata dagli Swans, l’ennesima testimonianza di come la band fluttui tra diversi generi, dall’art rock all’industrial, dal folk al drone, disintegrandone i confini per creare atmosfere sublimi, tanto sinistre e marziali quanto forti ed evocative.

Il frontman Michael Gira, autore anche dei testi, ha dato vita a un lavoro di ben due ore fumante di ecletticità e di cura dei particolari. La bellezza dell’album risiede nella sua capacità di essere leggero e scorrevole pur presentandosi sotto vesti pesanti quanto un macigno ; un modus operandi, questo, che ricorda band come Goodspeed you!Black Emperior, Sonic Youth o, ancora, A place to Bury Strangers e Suicide, The Glowing Man alterna brani più compatti e brevi ad altri molto molto lunghi (in media di venti minuti l’uno).

When Will I Return?, il singolo uscito in anticipo, è un ingresso sontuoso che fa come da training emozionale pre-ascolto e da introduzione ai suoni dell’album. I due brani d’apertura, Cloud of Forgetting e Cloud of Knowing, sembrano invece due preghiere oscure: fregiate da melodie tanto minimali quanto ossessive e martellanti, le tracce evocano atmosfere sinistre al limite del macabro. Atmosfere ancora più crude e amare sono quelle dei brani People Like Us, Finally Peace e Frankie M; mentre The Burning Worls oscilla instabile tra folk onirico e melodie angoscianti. Infine non ultima, ma di durata maggiore, è la traccia omonima dell’album: colpo di grazia finale, The Glowing Man è una danza disturbante che fa cadere in trance l’ascoltatore per trenta minuti.

Valeria Bruzzi