1. Politically incorrect

Andata in onda per 6 stagioni dal 2015 al 2021, Superstore (disponibile su Netflix) è una delle comedy più politically incorrect attualmente in circolazione. Satira sulla società americana (e, più in generale, sulla cosiddetta società occidentale), tocca tutti i temi scottanti e problematici del nostro tempo, con un duplice sguardo: uno più populista e complice, l’altro maggiormente critico e distaccato. Un format già visto in decine di altre serie TV, basti pensare a Scrubs, Shameless (!), How I Met Your Mother, solo per citarne alcune, ma questa è la prima interamente ambientata in un supermercato, ambientazione che prmette di avere a disposizione una potenziale infinita varietà culturale di personaggi, tra il frequente ricambio di dipendenti e le migliaia di clienti giornalieri.

2. Tremendamente attuale

Assieme a Shameless, Superstore è una delle poche serie TV che è riuscita ad aggiornarsi di anno e anno, attualizzando progressivamente l’ambientazione stessa in cui è ambientata. L’ultima stagione è infatti ambientata in un mondo dilaniato dal Covid, tra mascherine, distanziamento sociale e ansie connesse. Tutto, anche lì, inizia a marzo 2020, quando i protagonisti nonché dipendenti del supermercato Cloud 9, iniziano a ricevere le varie notizie di chiusure di ristoranti, dei centri benessere e persino dell’annullamento dell’intera stagione NBA – avvenimento che più di tutti dimostra per loro la gravità della situazione. La serie piomba nell’incertezza e nella paura, l’azienda inizia a disporre le prime norme Anti-Covid, ma tutto è confuso e soprattutto nessuno è davvero tutelato con gli adeguati dispositivi di protezione, che, come sappiamo, arriveranno mesi dopo. Vediamo come loro, categoria lavorativa tra quelle maggiormente a rischio, vengono lasciati allo sbaraglio, mentre il mondo sta precipitando, e come l’azienda, per dare loro un contentino, li limiti a inviare una lettera di ringraziamento definendoli “i nuovi eroi”. Intanto, scoppia l’isteria di massa per accaparrarsi le ultime scorte di cibo, dilaga il complottismo, iniziano a emergere le prime ripercussioni psicologiche dovute all’ansia e alla solitudine. Piccola chicca inquietantemente profetica: nel terzo episodio della prima stagione, il Cloud 9 deve far fronte all’aumento delle richieste di vaccino antinfluenzale…

3. Specchio della società

Ma Superstore non è solo Covid. La questione del razzismo, ad esempio, è molto sentita negli USA e viene declinata in vari modi lungo l’intera serie, raggiungendo l’apice nel momento in cui il movimento Black Lives Matter esplode e dà una scossa all’intero Paese. Ancora una volta, l’azienda multinazionale che gestisce il Cloud 9 cerca di salvare le apparenze, toppando buchi come può – ad esempio rimuovendo i lucchetti da tutti i prodotti per capelli afro. E poi c’è il maldestro tentativo Glenn, dipendente ingenuo, buonista ed estremamente cattolico, che quando si rende conto delle discriminazioni quotidiane che i “non ariani” subiscono, organizza un Pizza Party per regalare una pizza ai dipendenti non caucasici, creando ovviamente un contesto razzista e discriminante. Queste situazioni sollevano così domande su come si debba agire per rendere la nostra società più inclusiva, sottolineando che il passo cruciale consiste nel lasciare spazio, nel fare un passio indietro e nell’ascoltare, invece che porsi in prima linea come eroi e white saviour. Lo stesso vale per il fenomeno dell’immigrazione e della sua gestione (con la vicenda di Mateo), per la questione femminista, che emerge con la maternità di una donna lavoratrice (ovvero Amy e Dina, del tutto prive di tutele legali e aziendali), o per i diritti dei lavoratori, con la creazione di un sindacato per conto di Jona.

4. Amy e Jonah contro il mondo

La coppia costituita da Amy e Jonah rappresenta il filone critico e razionale (seppur nell’irrazionalità del loro amore) della serie: sono loro la nostra certezza in mezzo alla massa dei luoghi comuni, populismo, chiacchiere da bar e bigottismo. Loro sembrano essere gli unici che osservano con consapevolezza la realtà che li circonda, che non la subiscono, che non la trattano con la grigia superficialità dei loro colleghi. Certo, non sono privi di difetti, come l’eccessiva saccenza di Jonah che lo rende odioso, ma, alla fine, i loro sacrifici verranno sempre ricompensati, soprattutto quelli di Amy, la prima direttrice donna del Cloud 9 dopo anni e anni di gavetta.

5. Leggera ma non superficiale

L’ironia di quella che potrebbe essere l’ennesima comedy americana sono solo la punta di un iceberg molto più profondo. Il tutto è così pirandellianamente grottesco, il sorriso che suscita si tinge di amaro e stimola la giusta dose di riflessione sotto a una sottile coltre di leggerezza.

Miriana Marchetti