Voto

8.5

Estate dell’82, Leningrado. Un gruppo di giovani musicisti scapestrati, capeggiati da Mike Neumenko, il carismatico leader degli Zoopark, si fa avido ricettore delle nuove tendenze musicali d’Occidente e straordinario interprete degli impulsi new wave che già da qualche anno avevano contagiato i colleghi d’oltreoceano. Proprio nel Leningrado rok-klub, infatti, nasce la musica degli Zoopark e di un altro leggendario gruppo sovietico, i Kino, che con appena una manciata di album pubblicati tra il 1982 e il 1990 passano alla Storia come leggende del rock sovietico.

Dopo essersi già dimostrato attento osservatore dell’indole del proprio popolo, abile nel rintracciare gli umori e le tendenze che si agitano sotto la superficie, come l’intransigenza dell’ortodossia religiosa protagonista di Parola di Dio (2016), il regista russo Kiril Serebrennikov torna a indagare un sentimento, una precisa inclinazione d’animo storicamente e geograficamente collocata nella Leningrado degli anni ’80 e condensata nel meraviglioso incontro tra Neumenko e Victor Coj, di lì a poco frontman dei Kino. Poco importano la Storia, il Partito, la leva obbligatoria, la severità delle istituzioni che a malapena consentono esibizioni rock; l’unica cosa che conta davvero sono Bowie, i Talking Heads, Blondie, Iggy Pop, i T Rex, e ciò che rappresentano. La “musica del nemico”, certo, ma anche simbolo di un nuovo corso, di una nuova generazione di artisti che non ha paura di sfondare gli argini, sperimentare, mescolare stili e generi e tracciare nuovi percorsi. Questa è la chimera che Neumenko e Coj si propongono di afferrare, possedere, assimilare e reinterpretare secondo il gusto e i modi sovietici.

Un mondo nuovo di infinite possibilità, che nel film sono brillantemente assecondate da sequenze corali, allucinate e un po’ matte sulle note ora di Psycho Killer, ora di The Passenger o di A Perfecy Day. “Questo non è successo” ricorda puntualmente uno dei personaggi, appellandosi direttamente allo spettatore al termine delle diverse esibizioni, ma sarebbe potuto succedere. In quel momento, infatti, sarebbe potuto succedere di tutto: dalla rivoluzione politica a quella musicale, dall’esplosione di un nuovo rock sovietico alla concretizzazione dell’amore di Natasha, moglie di Neumenko, per Coj. Una storia d’amore rimasta solo in potenza, proprio come, sappiamo a posteriori, sono rimaste in potenza le frenesie sovversive di quell’estate del 1982.

Con Summer, Serebrennikov, mette a punto un film pieno di sentimento, propulsivo eppure nostalgico, malinconico. Interviene sulle immagini in bianco e nero sovrascrivendo testi di canzoni o semplici scarabocchi, le personalizza e ne fa quasi un diario, custode delle memorie di un tempo passato eppure ancora così vivo nell’animo di chi lo ha vissuto.

Giorgia Maestri

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