1. I re di Roma

Per portare la corona bisogna essere disposti a sporcarsi le mani. La seconda stagione di Suburra mette ognuno dei personaggi di fronte al proprio lato peggiore, spingendo un po’ più in là i loro limiti. Se in generale l’evoluzione del cast mira a costruire caratteri compatti e tridimensionali, a guadagnarci sono soprattutto le figure femminili, capaci finalmente di ritagliarsi uno spazio da protagoniste. Ne fa però le spese Samurai (Francesco Acquaroli): la sua banalizzazione da “contabile del male”pericolosissimo, nonostante il suo aspetto banale a generico villain è infelice, e priva la serie di una delle migliori caratterizzazioni su cui poteva contare.

2. Urbi et Orbi

Se la prima stagione faceva la spola tra il Campidoglio e il Vaticano i centri del potere ora lo sguardo scivola lentamente verso le periferie. Che siano i desolati ecomostri del lungomare di Ostia, i centri di accoglienza o le piazze di spaccio, questi luoghi diventano gli scenari ideali per la corsa al trono della Capitale del crimine. Merito alla fotografia di Arnaldo Catinari, che tra voli di drone e toni acidi riesce a cogliere il lato più oscuro di Roma.

3. “Che me so’ perso?”

La sorpresa migliore di queste otto nuove puntate è la sceneggiatura. Certo, non aspettatevi l’intricato ecosistema di Game of Thrones o la raffinatezza di True Detective, ma l’accavallarsi di obiettivi, trame e strategie tessute dai personaggi regala alla serie un ritmo avvincente e qualche colpo di scena davvero coraggioso.

4. Maccheroni Crime

Le produzioni Netflix dimostrano sempre un’attenzione ai reparti sconosciuta alla maggior parte delle produzioni nostrane. Tuttavia, se l’intreccio narrativo risulta più consolidato, dimenticando alcune delle incertezze della prima stagione, si avvertono ancora alcune ingenuità, a partire dalle interpretazioni ben al di sotto della sufficienza (basti per tutte quella di Claudia Gerini).

5. Sovranisti con la pistola

Suburra non si tira indietro nel confronto con la contemporaneità. Seppur in modo un po’ goffo, la serie affronta la questione migranti, ma anche il razzismo montante in Italia e la politica che se ne nutre: una spietata fotografia dell’attuale classe dirigente del nostro Paese, sebbene un po’ prematura per il setting della serie, ambientata nel 2008, quando i tempi non erano ancora sospetti.

Francesco Cirica