Voto

8

STYX racconta di Rike (Suzanne Wolff), una donna di trentadue anni che intraprende da sola un viaggio in barca in mare aperto. Un soggetto che ricorda molto Tutto è perduto (J. C. Chandor, 2013), ma se la lotta di del silenzioso Redford era con gli elementi della natura, qui la protagonista si trova a combattere contro l’indifferenza del mondo occidentale nei confronti della crisi dei rifugiati. Intitolato non a caso come il fiume che, secondo la mitologia greca, separa il nostro mondo dagli inferi, il nuovo film del regista austriaco Wolfgang Fischer è una parabola rigida e asciutta, che lascia la maggior parte delle speculazioni fuori dallo schermo per concentrarsi sulla difficile scelta della protagonista: seguire i frustranti ordini della guardia costiera che le dice di rimanere fuori dalla questione e non intervenire per salvare un peschereccio arenato pieno di profughi africani o assecondare la sua empatia e il suo senso del dovere verso 100 esseri umani che potrebbero non sopravvivere?

Con un approccio documentaristico, Fischer mostra la facilità con cui la protagonista gestisce la barca – Wolff stessa è un’abile velista – e la tratteggia come un personaggio meticoloso e pragmatico. Tutto sembra filare liscio, finché non scoppia una violenta tempesta notturna al largo della costa della Mauritania.La messa in scena di Fischer è spettacolare: campi lunghi e penetranti trasmettono un senso di disorientamento e di completa solitudine nel mondo, che raggiunge l’apice nel momento in cui la barca viene scaraventata dalle onde e si perde nella vastità dell’oceano. Ma quello che era stato uno dei picchi di Tutto è perduto, qui è solo l’inizio. La mattina dopo, quando tutto sembra essere tornato calmo, Rike si trova a poche centinaia di metri da un peschereccio pieno di rifugiati che cercano disperatamente aiuto.

In conformità con la legge marittima, Rike avvisa la guardia costiera. Una voce rassicurante e severa allo stesso tempo le assicura che sarebbe stata messa in moto una missione di soccorso, ma non accade nulla per ore. La legge da una parte, i rifugiati dall’altra, in mezzo l’umanità di Rike: la situazione ricreata da Fischer e Kuenzel funge da allegoria della posizione ambivalente del mondo occidentale nei confronti della crisi dei rifugiati.  Tra il veto della guardia costiera ad avvicinarsi al peschereccio e l’appello di Rike a intervenire per non lasciare morire delle persone, è una situazione impossibile da gestire. Mantenendosi fedele alla storia vera da cui il film è tratto, il regista opta per un terzo atto che trova il tono giusto, senza glorificare, né minimizzare il ruolo di Rike.

STYX ruota attorno a Wolff, che si dimostra notevole nell’interpretare una parte composta principalmente di silenzi. Ma le grandi star del film sono le gradazioni cromatiche: il blu ipnotico dell’Atlantico, da depliant per le vacanze, contrasta di netto con la situazione drammatica dei rifugiati; le corde di salvataggio in rosso vivo sono bilanciate dal blu intenso del mare e tornano spesso come leitmotiv visivo. Perché, in fondo, basterebbe solo lanciare una corda.

Anna Bertoli

Potrebbero interessarti: