1. Roba da sfigati

Negli ultimi dieci anni, l’animazione e il fumetto hanno raggiunto una rinnovata popolarità, slegandosi dai pregiudizi che li bollavano come formati narrativi considerati per bambini, da nerd o da geek, svalutando narrazioni invece complesse e profonde. Nello specifico alcune realtà, come BAO Publishing dal 2009 – ma pure Netflix -, hanno investito in questa nuova e diffusa consapevolezza, portando il pubblico a scoprire nuovi prodotti e a rispolverare produzioni risalenti persino a venti o trenta anni fa. In questo panorama, serie tv come Strappare lungo i bordi rappresentano una piccola rivincita italiana rispetto a un passato miope e punitivo nei confronti di queste supposte arti minori – che tali non sono mai state.

2. Memorabilia

La continua rincorsa alla reference culturale è parte integrante dello storytelling di Zerocalcare, mosso dalla nostalgia e dal costante (auto)divoramento di Internet. Questa operazione porta alla ripetizione di elementi all’interno della serie che hanno lo scopo di renderla più relatable per il pubblico, ma che rischiano di sfociare nel già visto. Quando però funziona, ogni fotogramma instaura un abile e sottile gioco tra l’esigenza di richiamare il passato e l’irriverenza nel mischiare registri alti e bassi. Di grande impatto è anche l’utilizzo delle musiche, non estranee al fumetto ma potenziate dalla trasposizione sul piccolo schermo e dai clash voluti, in cui si scontrano, ad esempio, il pop dal sapore più nazionalpopolare e il punk della scena romana. Zerocalcare è (anche) quello di Rebibbia, delle locandine dei centri sociali, delle riviste auto-prodotte e delle manifestazioni. Ma Strappare lungo i bordi non è soltanto una serie sulla vita del proprio autore, è piuttosto la somma dei vari spunti che Zerocalcare ha seminato nel corso degli anni tramite il suo alter ego (posizione ideologica compresa). Il risultato è una serie TV atipica, che fa leva sulla tendenza collettiva ad abbandonarsi a una finta nostalgia di decenni che non abbiamo mai vissuto o che non dovremmo davvero rimpiangere come diversivo dall’impegno nel presente, dal fare i conti con le trasformazioni politiche e sociali attuali, alla base della nostra vita in Italia. Anche il doppiaggio, tutto fuorché professionale, trasmette il senso di un’autorialità apparentemente contrapposta alla piattaforma che la produce e divulga.

3. Educazione sentimentale

Zerocalcare parla della difficoltà nel perseguire quel percorso confezionato dalle classi dirigenti, dalla famiglia e dalla scuola, facendoci credere che fosse solido e rassicurante. Un percorso già prefissato, con obiettivi, aspettative e traguardi che continuano a gravare anche sulla Generazione Z, che, come ogni nuova generazione, si sente abbandonata o delusa dalla precedente. Ed è magico – ma anche preoccupante – che un quasi quarantenne riesca a percepire, empatizzare e comunicare i drammi sociali ed esistenziali di un adolescente. Strappare lungo i bordi prende così la forma di un’educazione sentimentale e sessuale universale, e di una mancata educazione economico-realista, di cui siamo privi in quanto giovani e in quanto italiani: i sentimenti totalizzanti del provare a stare a galla, del sentirsi in pace con se stessi in un mondo che non dà mai tregua; un’aspirazione emotiva caratteristica di tante tavole di Zerocalcare, come quelle animate durante la pandemia (in cui ragionava intorno al dramma umano dell’isolamento). Forse, Memorabilia a parte, è qui che il suo tratto risulta particolarmente denso e significativo.

4. Sketch ‘n draw

Segno distintivo di Strappare lungo i bordi sono anche gli inframezzi che Zerocalcare ritaglia all’interno della storia. Sketch brevi, chimerici, tra il distensivo e il drammatico, che, come per le citazioni, in alcuni casi risultano un po’ prevedibili. Se esiste già un mondo consolidato all’interno del quale prende forma il fumetto, non tutto il pubblico è detto che lo conosca, dunque, se da una parte non c’è bisogno di perdere tempo a spiegare certe cose e altre possono essere chiarite in pochissimi secondi, alcuni personaggi e situazioni non vengono sempre sfruttati in maniera brillante. C’è la sensazione che qualcosa dell’universo di Zerocalcare sia rimasto inespresso, proprio in virtù del fatto che Michele Rech è uno straordinario autore di autofiction, in cui l’invenzione si mescola con l’esperienza di vita vissuta, e il testo che ne risulta esplode attraverso un surrealismo tanto d’effetto quanto difficile da ammaestrare.

5. Visual novel

La vera e propria linea narrativa di Strappare lungo i bordi emerge piano, all’inizio pesantemente alternata agli sketch e poi sempre più vivida e chiara. Il punto forte della serie è proprio la semplicità della storia, ma non degli argomenti trattati – come il rapporto con la morte, il suicidio, la salute mentale. L’aura di Zerocalcare è attraversata simultaneamente da uno Yin di pesantezza d’animo punk e da uno Yang di speranza e creatività, duplicità non solo cromatica e filosofica ma erede dell’inchiostro. Zerocalcare, infatti, non traduce un fumetto in serie tv, ma tenta una crasi dei due media, partorendo un prodotto dagli aspetti unici e anarchici, che si ribella alle aspettative e si assume il rischio di tradirle.

Pietro Bonanomi