1. International Typeface Corporation 

Stranger Things colpisce fin dai primissimi secondi con una sigla dall’aurea misteriosa e conturbante. Ispirata ai lavori del grafico Richard Greenberg (Alien, Superman, I Goonies) e debitrice verso il compositore Cliff Martinez (autore delle sbalorditive colonne sonore dei film di Refn) per l’uso della musica elettronica e omaggiando lo stile delle copertine dei libri di Stephen King (Cose preziose, 1991), getta immediatamente lo spettatore nel pieno degli anni ’80 e lo condiziona psicologicamente nei confronti della vicenda, spaventosa e inquietante, a cui sta per assistere.

2. Stand by Me

Icona degli anni ’80, Winona Ryder mantiene il suo solito overacting improntato su scenate isteriche, pianti disperati e urla strazianti; niente di nuovo. A stupire in quanto a bravura e credibilità sono stati invece i bambini protagonisti, che alle audizioni si sono guadagnati il loro ruolo sulle scene di Stand by Me – Ricordo di un’estate (Rob Reiner, 1986).

3. Livin’ the ’80s

Dalla scenografia agli abiti di scena, tutto in Stranger Things funziona da revival degli anni ’80. Ma l’illusione di rivivere gli 80s è data soprattutto dalla musica, che riveste un ruolo fondamentale nell’accurata ricostruzione storica della serie: Toto, Joy Division e Smiths sono solo alcuni degli artisti-icone di quegli anni citati dalla serie. E, se la soundtrack non dovesse bastare, corre a supporto dell’atmosfera ‘80s quella che da molti è stata definita “la vera star” della serie: Dungeons & Dragons, che nonostante sia nato nei primi anni ’70 visse un periodo florido proprio in quell’epoca grazie a riedizioni “acchiappa Nerd”.

4. Nerd alert

I veri nerd non si saranno sicuramente lasciati sfuggire le molteplici citazioni a film – e non solo – cult: E.T l’extraterrestre, Star Wars, Shining, Nightmare, svariati romanzi di Stephen King (It su tutti), omaggi a Carpenter e Cronenberg, il videogioco Silent Hill per le ambientazioni, Interstellar per la teoria del “sottosopra” e tanti altri ancora. Un citazionismo piacevole e mai fastidioso che lascia stampato un sorriso da ebete a tutti coloro che riescono a coglierlo.

5. Il Demogorgone

Sarà stata l’atmosfera anni ’80 a richiamare il paragone con la serie cult I segreti Twin Peaks, ma non deve sfuggire una differenza sostanziale tra le due. Se infatti uno dei fascini principali de I segreti di Twin Peaks era la presenza solo percepibile del Male, fisicamente impalpabile eppure sempre incombente, metafora dell’oscurità intrinseca alla natura dell’uomo, in Stranger Things il nemico ha una forma fisica concreta e visibile, è una creatura “altra” e mostruosa, chiaramente esterna e lontana rispetto all’essere umano. Questa diversa essenza del “nemico” priva così Stranger Things di quell’inquietudine senza forma né nome in grado di veicolare il puro terrore.

Christopher Lobraico e Benedetta Pini