Voto

7

“I hold the crown and hold the bane for you /I finish what I came to do.” Con la fine del 2019 e l’uscita di Heavy is The Head (casualmente collimata con le elezioni in Regno Unito) per Stormzy si è chiusa la prima parte di una carriera iniziata cinque anni fa, una carriera che la scorsa estate lo ha visto passare da new sensation del grime a headliner e padrone di casa di Glastonbury. Una scelta non solo musicale ma anche politica: Stormzy nel 2018, in quella che fu una memorabile performance ai Brit Awards, attaccò Theresa May per i mancati risarcimenti ai familiari delle vittime della Grenfell Tower. Un attivismo politico che coincide con quello sociale, quando sempre nel 2018 decise di finanziare di tasca sua la borsa di studio per quattro ragazzi neri a Cambridge e per i quali inizialmente era stata rifiutata la domanda d’iscrizione. Una premessa fondamentale per capire la statura del personaggio.

Meno radicale e furioso di quanto mostrato in Gang Signs & Prayer, il rapper di Croydon supera lo scoglio del secondo album portando sul capo una corona fatta d’oro, responsabilità e qualche spina. In Superheroes Stormzy dimostra ancora una volta di avere  i gradi e le spalle abbastanza larghe per essere il vero spokesperson di un’intera generazione (“Live and you learn, they’ll always hate me for my tone / For the shade of my skin and not the courage in my bones / Now I’m misunderstood, now feelin’ like Nina Simone”).

Le rime piene di tecnica e agilità di Crown degradano in una chiusura gospel: One Second è un riuscitissimo spartito r’n’b, a testimonianza che anche diventare un’icona comporta necessariamente alti e bassi con cui fare i conti. L’intento di questo lavoro che appare sofferto e tremendamente sincero già a partire dalla opening track Big Michael, è proprio quella di mostrarci che musica, resilienza e fede per Stormzy sono state rifugio e combustibile sulle quali fare ardere la fiamma del proprio talento.

Matteo Squillace