Arte in italiano è una piattaforma di streaming gratuito che abbiamo scoperto in quarantena, e ora non sappiamo più farne a meno. I titoli includono contenuti di cinema, politica, scienza, arte e storia, e provengono da tutto il mondo, offrendo una pluralità di sguardi e visioni. Tra queste tematiche, compare anche la sezione Collezioni, dove potete trovare brevi documentari in 10 pillole, ciascuna della durata di circa 5 minuti. Per citarne alcuni: B-movies. La leggenda dei film spazzaturaBerlinale 70, Total Records. Le cover che hanno fatto la storia e Retrogaming made in France (Jean-Martial Lefranc, 2019). Quest’ultimo è un viaggio nel tempo – con un’estetica nostalgica che rimanda subito a Stranger Things (Matt e Ross Duffer, 2016) – alla (ri)scoperta dei videogiochi cult che hanno segnato una generazione a cavallo tra gli anni ‘80 e i ‘90.

La serie infatti ripercorre, attraverso le interviste ai protagonisti di quel mondo, la genesi della florida industria videoludica francese, narrando il genio e il talento grafico di alcuni giovani programmatori che hanno saputo imporsi sulla scena internazionale con prodotti indipendenti e transmediali. Il viaggio nella french touch parte dal 1988 con il videogioco di esplorazione Captain Blood, di Didier Bouchon e Philippe Ulrich, che permetteva di comunicare con gli alieni attraverso un codice, col sottofondo delle musiche di Jean-Michel Jarre. Ma è nell’anno successivo, il 1989, che inizia una delle principali rivoluzioni videoludiche del secolo, grazie all’introduzione dei computer Amiga e Atari ST. L’uso di questi dispositivi, l’arrivo del mouse e la possibilità di avere un puntatore rivoluziona l’interfaccia e crea nuove possibilità di movimento.

Con questi nuovi device Paul Cuisset crea un gioco che farà la storia: Future Wars, che racconta le avventure di un lavavetri in viaggio attraverso le epoche, dal futuro alla Preistoria passando per il Medioevo, in una sorta di gioco-fumetto, arricchito di paradossi temporali e di espliciti riferimenti a Star Wars (George Lucas, 1977) e Ritorno al futuro (Robert Zemeckis, 1985). Cuisset sviluppa una narrazione in cui il mouse rende possibile cliccare sui diversi punti del riquadro, senza usare la tastiera: ecco che nasce la tipologia di gioco definita “point and click”, che perdura fino a oggi con prodotti come per Subject 13 (2015).

Nel 1991 Éric Chahi introduce la successiva innovazione, con l’obiettivo di trasportare i videogiocatori in un mondo immaginario ma credibile. Per farlo, decide di inserire dei film d’animazione all’interno del videogioco che sta creando: Another World. Realizzato in due anni nella propria cameretta, questo videogioco rivoluziona il settore del gaming attraverso l’utilizzo di poligoni in 2D per ottenere sullo schermo personaggi molto più grandi, dal momento che uno sostituisce centinaia di pixel. Si tratta di un videogioco dalla forte impronta artigianale, che mutua tecniche e stilemi estetici anche dal cinema, come la profondità di campo, il cut di montaggio e il rotoscoping, ovvero la tecnica di filmare oggetti e persone prima di animarli. Lasciata la scuola, Chahi ha trasformato la casa dei suoi genitori in una sorta di studio hollywoodiano in miniatura, dove trasformare in videogiochi le sue fantasie ispirate dai maestri della fantascienza e e del fumetto, come Frank Frazetta e Richard Corben.

Solo un anno dopo, ispirato dai VHS presi in prestito da Blockbuster, Frédérick Raynal stupisce i videogiocatori con Alone in the Dark (1992), creato a partire da uno spunto di Dawn of the Dead (George A. Romero, 1978). Il giocatore si ritrova in una casa abbandonata vicino New Orleans, abitata da creature infernali – uno scenario non distante da quello dell’episodio Giochi pericolosi di Black Mirror (ep. 2, s. 3). Il videogioco fu l’apripista della nascita di una nuova categoria: il survival horror; ovvero una modalità di gioco in cui personaggio affronta una serie di prove, che ispirerà successivi celebri titoli, come Resident Evil (1996) e Silent Hill (1999).

Nello stesso anno, Philippe Ulrich, realizza il videogioco Dune (1992) pescando a piene mani nel mondo di Frank Herbert e ovviamente dall’omonima opera cinematografica di David Lynch. I videogiochi che arriveranno successivamente, come MegaRace (1993), Versailles 1658 (1996), Atlantis (1997), Nightmare Creatures (1997) e Syberia (2002), saranno ispirati a film quali Jason et les Argonautes (Don Chaffey, 1963), The Thing (John Carpenter, 1982), Blade Runner (Ridley Scott, 1982) o Jurassic Park (Steven Spielberg, 1990). E sono questi a concludere il viaggio di Retrogaming made in France.

In questi ultimi mesi, i videogiochi sono stati per molti ragazzi e ragazze un luogo in cui trovare rifugio dalla realtà durante il lockdown da Coronavirus, per combattere la noia e continuare ad avere interazioni umane – per quanto virtuali. Proprio per questo motivo, nell’ultimo decreto-legge del 19 maggio 2020 lo Stato ha deciso di erogare contributi a fondo perduto chiamato First Playable Fund (4 milioni di euro) per sostenere le fasi di ideazione e pre-produzione dei prototipi dei videogiochi, al fine di sostenere lo sviluppo dell’industria a livello nazionale.

Alessandro Foggetti