Voto

8

Gran parte della critica ha definito 57th & 9th il “ritorno al rock” di Sting, se non addirittura il “ritorno ai Police”, come il singolo I Can’t Stop Thinking About You sembra suggerire. In realtà, non si tratta di questo, o meglio, non solo.

L’album, il cui nome si deve all’angolo della strada di Manhattan che Sting percorre tutti i giorni per raggiungere lo studio di registrazione, è fortemente rock oriented, esattamente come l’artista ama definirsi. A confermarlo accorrono le dinamiche con cui il progetto è stato creato: “È nato in modo impulsivo, con sessioni chiuse di poche settimane.” racconta Sting “È avvenuto tutto in modo molto veloce e spontaneo, cavalcando l’ispirazione del momento”. Nonostante queste premesse, 57th & 9th è tutto tranne che uniformemente rock: si passa facilmente dalle tonalità ruvide e ruggenti di Petrol Head all’arpeggio di Pretty Young Soldier, dalle vagamente familiari Heading South On The Great North Road e Inshallah, alla fresca The Empty Chair.

Di particolare bellezza è 50,000 in cui la voce di Sting si fonde con le corde di Dominic Miller regalando un limpido tributo a Prince, nell’anno in cui è stato portato via insieme a David Bowie e Leonard Cohen.

Giulia Tagliabue