Voto

9

L’eredità stilistica e musicale di Bowie ha generato figli illegittimi dalle mille sfaccettature, e Annie Clark fa parte di questi virtuosi individui, potenziali protagonisti del romanzo La casa per bambini speciali di Miss Peregrine. Fin dall’esordio di dieci anni fa, infatti, St. Vincent ha dimostrato una surreale affinità con l’art rock in tutte le sue declinazioni, arrivando a pubblicare l’omonimo ed estroverso St. Vincent (2014), che con i suoi assoli noise e i synth vigorosi si è aggiudicato il Grammy al miglior album alternative del 2015, categoria che precedentemente aveva visto soltanto un’altra donna trionfare: Sinéad O’Connor.

MASSEDUCTION cambia nuovamente le carte in tavola: il quinto album in studio di Ms. Clark spazia tra il sentimentalismo di Young Lover (“I wish that I was your drug”) e Happy Birthday, Johnny agli inni nostalgici come New York, in cui l’eloquenza del ritornello (“I have lost a hero/I have lost a friend/but for you, darling/I’d do it all again”, un omaggio non univoco a David Bowie e Prince) si stagna su un dolcissimo giro di piano alla Billy Joel.

Pills, bizzarra filastrocca autobiografica (“pills to wake/pills to sleep/pills, pills, pills every day of the week”), che vede ai cori l’ex compagna Cara DeLevigne e al sax il guru del Jazz contemporaneo Kamasi Washington, è l’emblema dell’eclettismo di St. Vincent: dal funk di Savior all’electropop glamour di Los Ageless e della titletrack non c’è tabù stilistico che non venga sdoganato, dando vita a tre quarti d’ora di puro e incantevole intrattenimento.

Christopher Lobraico

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