Voto

5

Il trionfo di Parasite agli Oscar 2020 ha segnato la consacrazione dell’hallyu, la new wave coreana che dal 2010 si sta prendendo sempre più spazio all’interno della scena culturale globale. Tra band K-pop e serie tv Netflix, le produzioni coreane si stanno ponendo in ottica di concorrenza rispetto a quelle americane, dimostrando inoltre una maggior personalità e un approccio originale ai generi. Era solo questione di tempo perché il cinema coreano sfidasse apertamente Hollywood nel suo stesso campo: il blockbuster sci-fi ad alto budget.

Paragonato a Guardiani della Galassia (2014), Space Sweepers prende come modello proprio le caratteristiche dello “stile Marvel”, unendo vicinanza all’attualità – una Terra devastata da rifiuti e inquinamento contrapposta a un paradiso sovranista – e spettacolarizzazione, su cui il regista Sung-he Jo sembra puntare maggiormente, mettendo in scena tutti i trucchi del caso, con battaglie spaziali piene di effetti speciali, ralenti e zoomate violente sul centro dell’azione. A risentirne, tuttavia, è la sceneggiatura, che rimane impantanata in un pesante e dilatato worldbuilding, affastella linee narrative e spunti che si sviluppano a fatica e tratteggia personaggi che non hanno più spessore di semplici maschere, con un antagonista talmente monodimensionale che sembra uscito da un cartoon anni ’80.

Nonostante l’intenzione di affrontare il tema della multiculturalità – a partire dai potagonisti: un gruppo di reietti e un cast internazionale, dove ognuno recita nella propria lingua madre -, il film non riesce a proporre una visione davvero strutturata e innovativa, appiattendosi sulle vie sicure dell’action mainstream. Così, il più grande sforzo produttivo nella storia del cinema coreano ha avuto come esito un film che ha tutti i difetti del cinema americano.

Francesco Cirica