Voto

6

Viviamo nella società del “tutto e subito”, dove le attese non sono contemplate, dove vince chi è disposto a rinunciare a più aspetti della propria dimensione personale per correre a un ritmo più veloce e concitato degli altri. Una gara al rialzo potenzialmente senza fine, perché in fondo si può pur sempre rinunciare a un’uscita tra amici, a una cena in famiglia, o a una passeggiata in solitaria per mantenere il proprio sudato posto di lavoro e difenderlo da chi è disposto a rinunciare a più cene tra amici, a più incontri di famiglia e a più momenti di relax, no? No.

L’ultima volta Ken Loach si era scagliato contro le maglie strettissime, spersonalizzanti e apatiche della burocrazia (inglese, in quel caso, ma non distante da quella di molti altri Paesi, compresa l’Italia) con Io, Daniel Blake, e questa volta critica ferocemente il sistema capitalistico attuale attraverso la storia di Ricky Turner, un corriere schiacciato dal peso di un mestiere sotto pagato e iper competitivo, che impone orari e ritmi assurdi e non prevede alcun diritto né tutela per i lavoratori, sottoposti a un rigidissimo sistema di controllo e feedback elettronici dei loro spostamenti e delle loro performance. È disumano. Ma sappiate che ogni volta che ordinate qualcosa su Amazon state implicitamente legittimando questo tipo di sistema – ecco la realtà che Ken Loach sembra voler sbattere in faccia allo spettatore.

E lo fa, come al solito, senza mezzi termini e, questa volta, senza curarsi troppo della sceneggiatura, preso dal fervore ideologico, dall’ansia di fare arrivare a tutti il suo grido di denuncia. Ma finisce vittima di quello stesso ritmo frenetico che vuole criticare. Gli eventi drammatici si accumulano nella vita di Ricky fino a esondare dalle barriere del verosimile e poi pure dell’imprevedibile, smorzando con la noia la potenza della missione ideologica di Loach. Dunque, se Sorry We Missed You rimane un film dimenticabile, non lo è però il grande, preziosissimo consiglio che dà agli spettatori: rallentate, rallentiamo tutti, tutti insieme, e rifondiamo una società che metta al primo posto il benessere degli esseri umani, e non del sistema, che sappia dare valore a ogni singola persona in quanto parte di una comunità.

Benedetta Pini