Voto

7

Atmosfere opprimenti? Introverse? Oniriche? No, siete fuori strada. Sopravvissuto – The Martian è fantascientificamente atipico: un survival dai ritmi distesi, che punta su una profondità molto meno minuziosa rispetto ad altri film dello stesso genere. Il paragone con Interstellar sorge spontaneo (notare la presenza di Jessica Chastain e Matt Damon in entrambi cast), ma erroneamente: Ridley Scott non raggiunge, e perché non vuole, la stratificazione drammatica né la complessità contenutistica di Nolan.

Scott sceglie, con furbizia, la leggerezza. Tralasciando ogni tipo di elucubrazione sui massimi sistemi (senso della vita, nascita dell’universo, esistenze aliene e via dicendo), “normalizza” un’esperienza assolutamente anormale e concentra i picchi emotivi nei momenti di ottimismo più squisitamente umano; sulla scia del positivismo ottocentesco ribadisce una spassionata fiducia nell’ingegno, nella scienza, nel duro lavoro, nella riflessione e nella curiosità esplorativa. Il protagonista Mark Watney – interpretato da un sorprendente Matt Damon – non è uno che si perde d’animo, nemmeno a milioni di chilometri dalla terra; non vi ricorda un po’ un boy scout?

Le sfaccettature emotive di Mark e il suo apparentemente brioso modo di affrontare una situazione ai limiti della sopravvivenza colgono come un contropiede inaspettato lo spettatore, forse troppo abituato ad astronauti più convenzionali votati piuttosto a un’esuberante drammaticità.

Pregi e difetti; la sceneggiatura – non originale, tratta dal romanzo L’uomo di Marte di Andy Weir – a tratti lascia alcune perplessità, dovute a dilatazioni a volte esagerate e a qualche elemento troppo poco credibile.

Un panorama spettacolare – le riprese in Giordania per riprodurre Marte sono una gioia per gli occhi –, un Matt Damon magnetico e quel bizzarro retrogusto anni ’80 favorito dalla colonna sonora rendono The Martian una mosca bianca.

Christopher Lobraico e Benedetta Pini